Dossier 2: Un terribile segreto - cap 1.2
"Ok... eccola..." disse Enrico osservando il lato sinistro della strada.
Un enorme parcheggio recintato faceva da preludio alla grossa costruzione dominante la statale 11 che unisce i paesi di Mozzanica e Isso. Poche auto parcheggiate vicino alla struttura davano l'idea di una presenza operaia legata a turni notturni. La Daewoo percorse lentamente la strada che costeggiava l'azienda dopodichè Patrizio indicò uno spiazzo sulla destra a pochi metri di distanza.
I fasci di luce dei fari si spensero davanti alle transenne del ponte sovrastante il Serio mentre il gruppo di amici si preparò ad un veloce o quantomeno silenzioso attraversamento della statale. I ragazzi attesero il passaggio di alcune macchine dopodichè si lanciarono attraverso la carreggiata cercando di rimanere il più nascosti possibile da illuminazioni di lampioni e inaspettati riflessi.
Andrea e Patrizio si diressero, seguiti da vicino dal resto della compagnia, verso la strada sterrata a fondo chiuso che costeggiava a destra la recinzione. Il passaggio, celato da piccole piante e dalla mancanza di illuminazione si estendeva lungo tutta la recinzione fino ad arrestarsi contro un muro di pietra. Sebbene la stradina risultasse celata dal lato della recinzione dal lato opposto essa appariva completamente esposta ad una lieve discesa erbosa verso il fiume.
Andrea, Enrico e Patrizio si lanciarono quasi simultaneamente verso il fondo del passaggio nascondendosi sotto le gelide fronde di alcuni sempreverdi. Aronne e Massimo sfruttarono invece la vicinanza del ponte per nascondersi all'ombra della colonna portante.
"Riesci a vedere qualcosa?" sussurrò Enrico cercando di farsi largo tra la fredda brina di un fitto cespuglio.
"Aspetta... mi sembra di aver visto qualcuno..." rispose Andrea posando l'indice sulle labbra.
Davanti a loro, dal lato opposto della rete metallica, un'ombra si era mossa rasente il muro esterno della Dow.
Oltre la recinzione, tra il fitto fogliame, si poteva infatti intravedere un'ampia parete composta da una porta metallica e da una sorta di grossa saracinesca.
Entrambe chiuse.
Andrea volse lo sguardo alle sue spalle ed alzò il fucile come in cerca di qualcosa o di qualcuno.
Aronne si accorse del movimento dell'amico e rispose silenziosamente con un rapido movimento della mano destra. Il ragazzo si inginocchiò vicino alla rete cercando di tenersi il più possibile nascosto all'ombra del ponte e fece scattare la levetta degli occhiali a visione termica. Nell'oscurità, il precedente contraccolpo visivo si manifestò in maniera estremamente più tenue permettendo ad Aronne di guardarsi in giro senza conseguenze dolorose.
Una tenue scia di calore permise al ragazzo di scorgere una figura umana in lontananza, quasi immediatamente davanti ad Andrea. La scia andava, pian piano, attenuandosi come se la persona stesse svanendo.
Aronne sussurrò qualcosa a Massimo e si sdraiò a terra in cerca di una posizione più comoda. Massimo lentamente si avvicinò al resto del gruppo.
"Aronne mi ha detto che ha visto qualcuno sparire dietro l'angolo di quel muro..." bisbigliò il ragazzo.
Andrea tornò a guardare attraverso la rete metallica e osservò silenziosamente la parete davanti alla saracinesca. Il muro pareva fare una svolta e finire nell'oscurità: probabilmente un percorso alternativo scorreva nel buio dietro l'azienda.
Massimo alzò lo sguardo in cerca di eventuali telecamere senza però riuscirne a scorgere nessuna.
"Che si fa?" chiese Massimo tentando di tenere il tono della voce il più basso possibile.
"Guarda." rispose Andrea posando a terra la carabina ed estraendo dalla cintola un grosso pugnale.
"E quello dove diavolo l'hai trovato?"
"Cacciapesca di Caravaggio... ti ricordi? Hanno riaperto dei negozi dopo quel casino accaduto un po' di tempo fa in tutta la città. L'altro giorno ci sono passato e voila'..." Andrea terminò la frase facendo saltare con sonoro rumore metallico una fascia della recinzione.
"Sssh... cazzo... vuoi farti beccare?" esclamò Massimo alzando i palmi verso l'amico.
Dal ponte, Aronne richiamò l'attenzione dei ragazzi con vistosi movimenti della mano. Il gruppetto a ridosso della rete metallica seguì le indicazioni dell'amico e scorse una figura muoversi lungo l'argine del fiume. Istantaneamente l'intero gruppo si appiattì a terra trattenendo il fiato per evitare di emettere qualsiasi suono.
L'ombra si mosse lentamente per alcuni metri e poi si fermò a breve distanza dal ponte dando le spalle alla recinzione.
Patrizio strizzò gli occhi e fissò in silenzio la figura. Quest'ultima pareva essere coperta da una divisa scura; la lontananza e l'oscurità celavano la forma dei simboli tracciati sull'uniforme. All'altezza della cintura per un breve attimo alla luce di un'auto di passaggio scintillò un'arma: con molta probabilità una sorta di mitraglietta.
La figura pareva essersi fermata a fumare una sigaretta.
"E adesso?" sussurrò Patrizio.
"Adesso mi sono rotto il cazzo..." rispose Enrico muovendosi furtivamente in direzione dell'ombra.
Il ragazzo, lento e silenzioso, si mosse con passo lezioso tenendo la katana alzata sopra il capo.
Avvicinandosi, i contorni dell'uniforme risultarono più definiti e con loro anche l'emblema stampato sul dorso: lo stesso identico disegno stampato sul documento allegato alla mail che Baron Samedì aveva inviato.
Enrico deglutì e scivolò alle spalle dell'ombra facendo vibrare la katana.
Forse fu il silenzioso rumore metallico dell'arma.
Forse il passo del ragazzo non risultò così silenzioso come voluto.
Forse il sesto senso di quella sorta di soldato scattò all'ultimo istante.
Enrico esitò per un breve momento, un breve attimo che diede il tempo alla figura di urlare prima che la katana amputasse la mano con cui aveva inutilmente tentato di estrarre l'arma.
L'urlo scosse i ragazzi rimasti all'erta accanto alla recinzione e parve allertare un gruppo di individui che fluirono all'esterno della struttura dalla porta metallica intravista precedentemente.
Enrico premette con forza il piede sulla bocca della figura dolorante fino a soffocarla e si accovacciò in attesa dell'inevitabile conseguenza della sua aggressione.
Richiami e invocazioni differite diedero il via ad un inquietudine allarmante.
"Chi va la'?" un urlo squarciò il brusio che si era venuto a creare.
Massimo e Andrea si strinserò il più possibile contro il muro di pietra mentre Patrizio strisciò verso la collina d'erba tenendosi il più possibile nascosto nell'ombra. Aronne, da lontano, grazie agli occhiali a visione termica aveva assistito impotente a tutta la scena e si era nascosto sotto la parte più bassa del ponte.
"Non lo chiederò ancora!" la voce alterata risuonò nuovamente al di là della recinzione.
Passarono alcuni secondi dopodichè il rumore di una serie di raffiche di mitra riecheggiò in direzione dell'azienda: Andrea e Massimo furono ricoperti da schegge di legno e foglie spezzate.
"Idiota! Che cazzo stai facendo?" una voce estranea parve richiamare l'azione solitaria.
"Non mi piace! Sta accadendo qualcosa verso il fiume..."
"Imbecille! Ti pare il caso di metterti a sparare alla cieca? Rientra!"
Le voci si fecero più rade ed un sordo rumore metallico segnalò il rientro delle guardie all'interno dell'azienda; Aronne si domandò se l'intera costruzione fosse schermata dal momento che le tracce di calore dei corpi svanirono istantaneamente.
"S10 rispondi. S10 rispondi." una voce fredda, metallica risuonò ai piedi di Enrico.
Il ragazzo abbassò lo sguardo ed intravide, appesa alla cintola della guardia morta, una radio a onde corte. Enrico raccolse l'oggetto e lo soppesò alcuni istanti pensando sul da farsi.
"S10 rispondi, ripeto, S10 rispondi."
"S10 a rapporto. Passo." Enrico sputò per terra e trattenne un improvviso brivido di freddo.
"Si può sapere che diavolo sta accadendo li fuori? Passo."
"Mi... mi ero fermato a fumare quando ho intravisto un'ombra. Passo."
"Fumare? Ti ricordo che non sei pagato per fumare. Il confine esterno deve essere pattugliato senza interruzioni. Passo."
"Lo so... lo so... ma c'era questa persona... un pescatore..."
"Un pescatore? S10 mantieni la posizione. S2 e S5 stanno muovendosi nella tua direzione. Passo e chiudo."
Enrico fece scattare il pulsante per l'ennesima volta ma il contatto radio era stato chiuso. Il ragazzo alzò lo sguardo ed intravide Patrizio avvicinarsi.
"E adesso?" chiese l'amico dopo averlo raggiunto.
"Dammi una mano... frughiamo il cadavere e ce ne disfiamo." propose Enrico chinandosi sul corpo mutilato della guardia.
Da lontano Andrea aveva ripreso a bucare la maglia di ferro della recinzione il più velocemente possibile. Massimo scivolando lungo la collinetta aveva raggiunto i due amici sulla riva del Serio. Aronne nel frattempo teneva sott'occhio le due figure che dall'entrata principale dell'azienda si stavano dirigendo a passo lento e preciso verso di loro.
"Diavolo... che macello..." sospirò Massimo osservando i due amici chinati sul cadavere.
"Ok... prese..." esclamò Patrizio recuperando dal corpo un anonima tessera magnetica ed una strana chiave dalla lama estremamente piatta ed estesa.
"Speriamo di riuscire ad utilizzare questa roba..." Enrico ripose la katana nella fodera legata alla schiena e impugnò la mitraglietta.
"Ragazzi! Muovetevi! Stanno arrivando!" strillò il più silenziosamente possibile Aronne.
I tre ragazzi spinsero il corpo della guardia nel fiume e si fissarono.
"E ora?" chiese Massimo osservando l'estremità illuminata del ponte.
"Nascondetevi... ci penso io..." esclamò Enrico risalendo verso il viottolo accanto alla recinzione.
Massimo e Patrizio indugiarono alle spalle dell'amico per alcuni istanti dopodichè si rifugiarono all'ombra del muro di pietra accanto ad Andrea. Enrico risalì tranquillo la china e abbandonò nell'ombra nei pressi della recinzione le armi.
Aronne fece segno all'amico di nascondersi e si appiattì sotto il ponte il più possibile.
"Fermo! Chi sei? Che stai facendo?" l'ordine, impartito con autorità, risuonò in direzione di Enrico.
Il ragazzo, unica figura visibile dell'intera compagnia, si incamminò nella direzione delle due guardie, immobili all'inizio della via. Patrizio ed Andrea, nascosti nel buio alle sue spalle, impugnarono i fucili pronti per un potenziale scontro.
"Allora?" l'individuo più vicino alla statale fece scivolare lentamente la mano all'altezza della cintura.
"Sentite, non stavo facendo niente di male! Stavo pescando quando, penso, un vostro collega mi ha intimato di andarmene"
La guardia più vicina alla statale alzò la radio e fece scattare il pulsante.
"S10 rispondi. S10 rispondi."
"Non penso che possa rispondere... il vostro amico ha perso questa..." Enrico allungò la radio ad onde corte in direzione dei due individui.
"Perso? Che intendi?" chiese sospettoso la guardia più in ombra impossessandosi della radio.
"Mentre parlavo col vostro collega sono passati alcuni ragazzi... hanno urlato qualcosa e si sono dati alla fuga... l'uomo li ha inseguiti ma ha perso la radio."
Le due guardie si guardarono alcuni istanti con una certa perplessità dopodichè la guardia più vicina alla statale fece scattare nuovamente il pulsante della radio e bisbigliò qualcosa nel ricevitore. Ne Enrico ne Aronne, la cui posizione gli aveva permesso di ascoltare la conversazione, riuscirono a cogliere le parole.
"Senta. Mi spiace ma deve seguirci." esclamò inaspettatamente una delle due guardie rivolta verso Enrico.
"Come? Seguirvi? Ma perche'... senta io non ho fatto niente che..."
"Mi spiace è la prassi. Sarà questione di un attimo. Dobbiamo verificare le sue generalità e stendere un rapporto. Le prometto che sarà una cosa veloce."
Enrico sussultò passandosi la mano sulla rada barba.
I due individui si diressero verso la statale e si fermarono in attesa del ragazzo. Quest'ultimo guardò il viso turbato di Aronne spuntato nella fioca luce ma sempre nascosto alle due guardie.
"Signore? Per favore." una delle due guardie invitò il ragazzo con la mano.
"Arrivo." rispose rassegnato Enrico e seguì le due guardie.
Mentre i tre individui si allontanarono lungo la statale, in direzione dell'entrata principale della Dow, Aronne lasciò la sua postazione e si riunì ai tre amici.
"E adesso?"
"Zitto. Ho quasi finito." rispose Andrea facendo saltare gli ultimi due anelli e aprendo un passaggio attraverso la recinzione.
"Andiamo" esclamò Patrizio attraversando l'apertura.
I ragazzi penetrarono velocemente nell'area interna dell'azienda e si nascosero contro la parete immediatamente davanti a loro. Patrizio ed Andrea in particolare accerchiarono la porta metallica da cui erano uscite le guardie pronti a reagire ad un eventuale aggressione. Enrico nel frattempo, scortato dai due individui sospetti, aveva attraversato il grosso parcheggio dell'azienda e si stava dirigendo verso l'entrata principale.
