giovedì, 28 dicembre 2006

Dossier 2: Un terribile segreto - cap 1.2

"Ok... eccola..." disse Enrico osservando il lato sinistro della strada.

Un enorme parcheggio recintato faceva da preludio alla grossa costruzione dominante la statale 11 che unisce i paesi di Mozzanica e Isso. Poche auto parcheggiate vicino alla struttura davano l'idea di una presenza operaia legata a turni notturni. La Daewoo percorse lentamente la strada che costeggiava l'azienda dopodichè Patrizio indicò uno spiazzo sulla destra a pochi metri di distanza.
I fasci di luce dei fari si spensero davanti alle transenne del ponte sovrastante il Serio mentre il gruppo di amici si preparò ad un veloce o quantomeno silenzioso attraversamento della statale. I ragazzi attesero il passaggio di alcune macchine dopodichè si lanciarono attraverso la carreggiata cercando di rimanere il più nascosti possibile da illuminazioni di lampioni e inaspettati riflessi.
Andrea e Patrizio si diressero, seguiti da vicino dal resto della compagnia, verso la strada sterrata a fondo chiuso che costeggiava a destra la recinzione. Il passaggio, celato da piccole piante e dalla mancanza di illuminazione si estendeva lungo tutta la recinzione fino ad arrestarsi contro un muro di pietra. Sebbene la stradina risultasse celata dal lato della recinzione dal lato opposto essa appariva completamente esposta ad una lieve discesa erbosa verso il fiume.
Andrea, Enrico e Patrizio si lanciarono quasi simultaneamente verso il fondo del passaggio nascondendosi sotto le gelide fronde di alcuni sempreverdi. Aronne e Massimo sfruttarono invece la vicinanza del ponte per nascondersi all'ombra della colonna portante.

"Riesci a vedere qualcosa?" sussurrò Enrico cercando di farsi largo tra la fredda brina di un fitto cespuglio.
"Aspetta... mi sembra di aver visto qualcuno..." rispose Andrea posando l'indice sulle labbra.

Davanti a loro, dal lato opposto della rete metallica, un'ombra si era mossa rasente il muro esterno della Dow.
Oltre la recinzione, tra il fitto fogliame, si poteva infatti intravedere un'ampia parete composta da una porta metallica e da una sorta di grossa saracinesca.
Entrambe chiuse.
Andrea volse lo sguardo alle sue spalle ed alzò il fucile come in cerca di qualcosa o di qualcuno.
Aronne si accorse del movimento dell'amico e rispose silenziosamente con un rapido movimento della mano destra. Il ragazzo si inginocchiò vicino alla rete cercando di tenersi il più possibile nascosto all'ombra del ponte e fece scattare la levetta degli occhiali a visione termica. Nell'oscurità, il precedente contraccolpo visivo si manifestò in maniera estremamente più tenue permettendo ad Aronne di guardarsi in giro senza conseguenze dolorose.
Una tenue scia di calore permise al ragazzo di scorgere una figura umana in lontananza, quasi immediatamente davanti ad Andrea. La scia andava, pian piano, attenuandosi come se la persona stesse svanendo.
Aronne sussurrò qualcosa a Massimo e si sdraiò a terra in cerca di una posizione più comoda. Massimo lentamente si avvicinò al resto del gruppo.

"Aronne mi ha detto che ha visto qualcuno sparire dietro l'angolo di quel muro..." bisbigliò il ragazzo.

Andrea tornò a guardare attraverso la rete metallica e osservò silenziosamente la parete davanti alla saracinesca. Il muro pareva fare una svolta e finire nell'oscurità: probabilmente un percorso alternativo scorreva nel buio dietro l'azienda.
Massimo alzò lo sguardo in cerca di eventuali telecamere senza però riuscirne a scorgere nessuna.

"Che si fa?" chiese Massimo tentando di tenere il tono della voce il più basso possibile.
"Guarda." rispose Andrea posando a terra la carabina ed estraendo dalla cintola un grosso pugnale.
"E quello dove diavolo l'hai trovato?"
"Cacciapesca di Caravaggio... ti ricordi? Hanno riaperto dei negozi dopo quel casino accaduto un po' di tempo fa in tutta la città. L'altro giorno ci sono passato e voila'..." Andrea terminò la frase facendo saltare con sonoro rumore metallico una fascia della recinzione.
"Sssh... cazzo... vuoi farti beccare?" esclamò Massimo alzando i palmi verso l'amico.

Dal ponte, Aronne richiamò l'attenzione dei ragazzi con vistosi movimenti della mano. Il gruppetto a ridosso della rete metallica seguì le indicazioni dell'amico e scorse una figura muoversi lungo l'argine del fiume. Istantaneamente l'intero gruppo si appiattì a terra trattenendo il fiato per evitare di emettere qualsiasi suono.
L'ombra si mosse lentamente per alcuni metri e poi si fermò a breve distanza dal ponte dando le spalle alla recinzione.
Patrizio strizzò gli occhi e fissò in silenzio la figura. Quest'ultima pareva essere coperta da una divisa scura; la lontananza e l'oscurità celavano la forma dei simboli tracciati sull'uniforme. All'altezza della cintura per un breve attimo alla luce di un'auto di passaggio scintillò un'arma: con molta probabilità una sorta di mitraglietta.
La figura pareva essersi fermata a fumare una sigaretta.

"E adesso?" sussurrò Patrizio.
"Adesso mi sono rotto il cazzo..." rispose Enrico muovendosi furtivamente in direzione dell'ombra.

Il ragazzo, lento e silenzioso, si mosse con passo lezioso tenendo la katana alzata sopra il capo.
Avvicinandosi, i contorni dell'uniforme risultarono più definiti e con loro anche l'emblema stampato sul dorso: lo stesso identico disegno stampato sul documento allegato alla mail che Baron Samedì aveva inviato.
Enrico deglutì e scivolò alle spalle dell'ombra facendo vibrare la katana.
Forse fu il silenzioso rumore metallico dell'arma.
Forse il passo del ragazzo non risultò così silenzioso come voluto.
Forse il sesto senso di quella sorta di soldato scattò all'ultimo istante.
Enrico esitò per un breve momento, un breve attimo che diede il tempo alla figura di urlare prima che la katana amputasse la mano con cui aveva inutilmente tentato di estrarre l'arma.
L'urlo scosse i ragazzi rimasti all'erta accanto alla recinzione e parve allertare un gruppo di individui che fluirono all'esterno della struttura dalla porta metallica intravista precedentemente.
Enrico premette con forza il piede sulla bocca della figura dolorante fino a soffocarla e si accovacciò in attesa dell'inevitabile conseguenza della sua aggressione.
Richiami e invocazioni differite diedero il via ad un inquietudine allarmante.

"Chi va la'?" un urlo squarciò il brusio che si era venuto a creare.

Massimo e Andrea si strinserò il più possibile contro il muro di pietra mentre Patrizio strisciò verso la collina d'erba tenendosi il più possibile nascosto nell'ombra. Aronne, da lontano, grazie agli occhiali a visione termica aveva assistito impotente a tutta la scena e si era nascosto sotto la parte più bassa del ponte.

"Non lo chiederò ancora!" la voce alterata risuonò nuovamente al di là della recinzione.

Passarono alcuni secondi dopodichè il rumore di una serie di raffiche di mitra riecheggiò in direzione dell'azienda: Andrea e Massimo furono ricoperti da schegge di legno e foglie spezzate.

"Idiota! Che cazzo stai facendo?" una voce estranea parve richiamare l'azione solitaria.
"Non mi piace! Sta accadendo qualcosa verso il fiume..."
"Imbecille! Ti pare il caso di metterti a sparare alla cieca? Rientra!"

Le voci si fecero più rade ed un sordo rumore metallico segnalò il rientro delle guardie all'interno dell'azienda; Aronne si domandò se l'intera costruzione fosse schermata dal momento che le tracce di calore dei corpi svanirono istantaneamente.

"S10 rispondi. S10 rispondi." una voce fredda, metallica risuonò ai piedi di Enrico.

Il ragazzo abbassò lo sguardo ed intravide, appesa alla cintola della guardia morta, una radio a onde corte. Enrico raccolse l'oggetto e lo soppesò alcuni istanti pensando sul da farsi.

"S10 rispondi, ripeto, S10 rispondi."
"S10 a rapporto. Passo." Enrico sputò per terra e trattenne un improvviso brivido di freddo.
"Si può sapere che diavolo sta accadendo li fuori? Passo."
"Mi... mi ero fermato a fumare quando ho intravisto un'ombra. Passo."
"Fumare? Ti ricordo che non sei pagato per fumare. Il confine esterno deve essere pattugliato senza interruzioni. Passo."
"Lo so... lo so... ma c'era questa persona... un pescatore..."
"Un pescatore? S10 mantieni la posizione. S2 e S5 stanno muovendosi nella tua direzione. Passo e chiudo."

Enrico fece scattare il pulsante per l'ennesima volta ma il contatto radio era stato chiuso. Il ragazzo alzò lo sguardo ed intravide Patrizio avvicinarsi.

"E adesso?" chiese l'amico dopo averlo raggiunto.
"Dammi una mano... frughiamo il cadavere e ce ne disfiamo." propose Enrico chinandosi sul corpo mutilato della guardia.

Da lontano Andrea aveva ripreso a bucare la maglia di ferro della recinzione il più velocemente possibile. Massimo scivolando lungo la collinetta aveva raggiunto i due amici sulla riva del Serio. Aronne nel frattempo teneva sott'occhio le due figure che dall'entrata principale dell'azienda si stavano dirigendo a passo lento e preciso verso di loro.

"Diavolo... che macello..." sospirò Massimo osservando i due amici chinati sul cadavere.
"Ok... prese..." esclamò Patrizio recuperando dal corpo un anonima tessera magnetica ed una strana chiave dalla lama estremamente piatta ed estesa.
"Speriamo di riuscire ad utilizzare questa roba..." Enrico ripose la katana nella fodera legata alla schiena e impugnò la mitraglietta.
"Ragazzi! Muovetevi! Stanno arrivando!" strillò il più silenziosamente possibile Aronne.

I tre ragazzi spinsero il corpo della guardia nel fiume e si fissarono.

"E ora?" chiese Massimo osservando l'estremità illuminata del ponte.
"Nascondetevi... ci penso io..." esclamò Enrico risalendo verso il viottolo accanto alla recinzione.

Massimo e Patrizio indugiarono alle spalle dell'amico per alcuni istanti dopodichè si rifugiarono all'ombra del muro di pietra accanto ad Andrea. Enrico risalì tranquillo la china e abbandonò nell'ombra nei pressi della recinzione le armi.
Aronne fece segno all'amico di nascondersi e si appiattì sotto il ponte il più possibile.

"Fermo! Chi sei? Che stai facendo?" l'ordine, impartito con autorità, risuonò in direzione di Enrico.

Il ragazzo, unica figura visibile dell'intera compagnia, si incamminò nella direzione delle due guardie, immobili all'inizio della via. Patrizio ed Andrea, nascosti nel buio alle sue spalle, impugnarono i fucili pronti per un potenziale scontro.

"Allora?" l'individuo più vicino alla statale fece scivolare lentamente la mano all'altezza della cintura.
"Sentite, non stavo facendo niente di male! Stavo pescando quando, penso, un vostro collega mi ha intimato di andarmene"

La guardia più vicina alla statale alzò la radio e fece scattare il pulsante.

"S10 rispondi. S10 rispondi."
"Non penso che possa rispondere... il vostro amico ha perso questa..." Enrico allungò la radio ad onde corte in direzione dei due individui.
"Perso? Che intendi?" chiese sospettoso la guardia più in ombra impossessandosi della radio.
"Mentre parlavo col vostro collega sono passati alcuni ragazzi... hanno urlato qualcosa e si sono dati alla fuga... l'uomo li ha inseguiti ma ha perso la radio."

Le due guardie si guardarono alcuni istanti con una certa perplessità dopodichè la guardia più vicina alla statale fece scattare nuovamente il pulsante della radio e bisbigliò qualcosa nel ricevitore. Ne Enrico ne Aronne, la cui posizione gli aveva permesso di ascoltare la conversazione, riuscirono a cogliere le parole.

"Senta. Mi spiace ma deve seguirci." esclamò inaspettatamente una delle due guardie rivolta verso Enrico.
"Come? Seguirvi? Ma perche'... senta io non ho fatto niente che..."
"Mi spiace è la prassi. Sarà questione di un attimo. Dobbiamo verificare le sue generalità e stendere un rapporto. Le prometto che sarà una cosa veloce."

Enrico sussultò passandosi la mano sulla rada barba.
I due individui si diressero verso la statale e si fermarono in attesa del ragazzo. Quest'ultimo guardò il viso turbato di Aronne spuntato nella fioca luce ma sempre nascosto alle due guardie.

"Signore? Per favore." una delle due guardie invitò il ragazzo con la mano.
"Arrivo." rispose rassegnato Enrico e seguì le due guardie.

Mentre i tre individui si allontanarono lungo la statale, in direzione dell'entrata principale della Dow, Aronne lasciò la sua postazione e si riunì ai tre amici.

"E adesso?"
"Zitto. Ho quasi finito." rispose Andrea facendo saltare gli ultimi due anelli e aprendo un passaggio attraverso la
recinzione.
"Andiamo" esclamò Patrizio attraversando l'apertura.

I ragazzi penetrarono velocemente nell'area interna dell'azienda e si nascosero contro la parete immediatamente davanti a loro. Patrizio ed Andrea in particolare accerchiarono la porta metallica da cui erano uscite le guardie pronti a reagire ad un eventuale aggressione. Enrico nel frattempo, scortato dai due individui sospetti, aveva attraversato il grosso parcheggio dell'azienda e si stava dirigendo verso l'entrata principale.

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venerdì, 22 dicembre 2006

Dossier 2: Un terribile segreto - cap 1.1

"Io continuo a ripetere che è una stronzata" Patrizio inspirò rumorosamente una boccata di fumo.
"Cazzo... hai letto la mail, no? E allora zitto...", Enrico fece scattare la freccia e girò a sinistra entrando nell'ampio parcheggio, "... e smettila di fumare sulla mia auto!"
"A proposito... Cristian, dove cazzo sta?" chiese Massimo stiracchiando i piedi nello stretto vano posteriore.
"Ha detto che non ne voleva piu' sapere di queste stronzate..." sbuffò Aronne.

La Daewoo percorse alcuni metri all'interno del parcheggio e sostò di fronte alla sala del regno, ritrovo religioso dei Testimoni di Geova.

"Mmm" mugugnò Aronne "e adesso?"
"Beh.. sono le dieci..." Massimo scese dall'auto ed osservò il parcheggio deserto.
"Qua non ce nessuno." sentenziò Enrico tirando il freno a mano.
"Aspetta." esclamò Andrea indicando l'oscurità in cui risiedeva l'estremità est del parcheggio.

I ragazzi aguzzarono gli occhi e intravidero la sagoma di due auto posteggiate in lontananza.

"Saltate su... ci avviciniamo..."

Enrico riabassò il freno a mano, attese gli amici e percorse a passo d'uomo la distanza che li separava dai due veicoli. A circa venti metri di distanza fermò nuovamente la Daewoo mantenendo il motore acceso.

"Vedete qualcosa?"
"Sembra che ci sia qualcuno nell'auto a sinistra." rispose Patrizio sporgendosi dal finestrino.
"Ha ragione... sembra che la luce del cruscotto sia accesa..." fece eco Massimo.

Il gruppo scese nuovamente dall'auto e si diresse compatto in direzione dell'ultima fila di parcheggio dove si trovava una Clio vecchio modello. Enrico si diresse lentamente verso il veicolo.
 
"Hey... sembra ci sia veramente qualcuno seduto dentro..." esclamò Enrico osservando l'interno della Clio.

La sagoma seduta occupante il sedile del guidatore appariva innaturalmente immobile e silenziosa. C'era qualcosa di sbagliato ma il ragazzo non sapeva dire cosa. Enrico si avvicinò cautamente e bussò lievemente sul finestrino senza però ricevere alcuna risposta.

"Mmm... c'e' qualcosa che non va..." sussurrò il ragazzo.

Patrizio, alle spalle dell'amico, aveva aperto il portellone posteriore senza però indurre alcuna reazione nel silenzioso guidatore. All'interno del baule, faceva bella mostra di sè una cassa, probabilmente di ferro, chiusa da un grosso lucchetto. Il ragazzo frugò nella tasca interna della giacca fino a trovare ed estrarre una sorta di bacchetta di metallo zigrinata all'estremità.

"Dove cazzo hai preso quella roba?" sbottò Andrea osservando l'amico giocherellare con il piccolo grimaldello.

Patrizio si limitò a sorridere maliziosamente e armeggiò per alcuni secondi con la serratura.

"Nulla da fare... non riesco ad aprirla."
"Bel cazzo di ladro..." esclamò Andrea scuotendo la testa.

Patrizio osservò il movimento dell'amico e sbuffando si lanciò verso la portiera del guidatore aprendola di scatto. A causa del violento scossone la sagoma cadde riversa sul volante. Patrizio scostò l'ampio cappello che ne copriva le fattezze e scoprì sotto di esso il profilo di un manichino.

"Abbiamo affrontato un'orda di pazzi affamati di carne umana e ci cachiamo sotto per... per questo!?" strillò Patrizio guardando gli amici.
"Hey... guardate la sua schiena..." sorrise Aronne osservando il burattino.
"Un pulsante."
"Mmm... schiaccialo... magari muove le braccia" esclamò Massimo.
"Perche' devo schiacciarlo io? Io non schiaccio un cazzo..."
"Ok... Ok... la', fatto..." Massimo pigiò l'interruttore posizionato sul rigido dorso del manichino.

Una voce metallica risuonò nel parcheggio vuoto.

"Non posso che provare piacere per la vostra presenza in questo luogo e in questa serata."

"Faccia di merda..." bisbigliò Andrea.

"Riponete volgarità e grimaldello e porgetemi orecchio."

Il gruppo di amici, confuso, osservò con circospezione i paraggi. L'idea di una registrazione, balenata in testa a tutti i ragazzi, scomparve di colpo sostituita da una leggera paranoia; il sedicente Baron Samedì stava osservando con attenzione le loro mosse.

"Come preannunciatovi via mail, noi tutti siamo stati, sfortuna nostra, testimoni di quello che oserei definire un massacro in piena regola. Non chiedete la modalità per cui sono venuto in possesso del documento che vi ho inviato. Credetemi sulla parola, invece, quando ve ne assicuro la veridicità."

"Ma come cazzo parla..." sussurrò Patrizio alle orecchie di Massimo.

"Non è una volonta personale quella di utilizzare le prove in mio possesso per nuocervi. Chiedo solamente un piccolo aiuto che, ritengo, solo voi possiate offrirmi. La Tabor Genesia ha iniziato una sessione di ricerca sul nuovo virus in una delle sue, chiamiamole cosi', filiali. Tutto ciò che vi chiedo è quello di recarvi in questa sede distaccata e recuperare un campione del virus. Nella cassa, che il vostro amico ha così "abilmente" tentato di aprire, troverete un indirizzo e qualcosa che potrà esservi di una certa utilità. La chiave risiede nella gamba destra del manichino."

Un silenzioso fruscio annunciò il termine del monologo. I ragazzi si strinsero attorno al baule mantenendo una sorta di quiete rispettosa. Andrea raccolse la piccola chiave dall'arto del manichino e raggiunse gli amici. a pesante cassa venne aperta senza fatica e all'interno i cinque amici trovarono un vero e proprio armamentario.

"Uuu... le due carabine le requisiamo io e Andrea..." esclamò Patrizio allungando le mani sui fucili.
"Dopo quel cazzo di casino, le ore spese meglio sono state quelle trascorse al poligono di tiro." rispose l'amico imbracciando l'arma.

Spostando le armi dalla loro locazione orginaria Patrizio intravide un luccichio metallico: una strana chiave dalla testa piatta ed allungata faceva bella mostra di se in un angolo della cassa. Il ragazzo allungò la mano e la raccolse. Enrico, nel frattempo, incantato dalla lucentezza della lama di una katana si avvicinò tremante all'impugnatura.

"Una Muromachi... impossibile..." il ragazzo raccolse l'arma e la fece roteare agilmente tra le dita.
"Ne esistono pochissimi esemplari... come diavolo è riuscito ad ottenerne una?" sussurrò sconcertato Enrico.

Aronne e Massimo agguantarono ciò che rimaneva all'interno della cassa. Massimo prese una videocamera e un kit di pronto soccorso mentre Aronne si impadronì di un paio di strani occhiali dalla montatura larga e spessa.

"Hey... che diavolo saranno mai questi cosi?" chiese il ragazzo indossando le lenti e facendo scattare una minuscola levetta posizionata sul lato sinistro.

Il mondo attorno al ragazzo esplose di colpo in una pioggia di colori e luce tanto da costringere il giovane a sfilarsi gli occhiali e a strizzare più volte gli occhi doloranti.

"Occhiali a visione termica... dannazione... quasi mi faccio fuori la vista..." balbettò Aronne sfregandosi vigorosamente le palpebre.
"Pronti?" chiese esaltato Enrico.
"Pronti a cosa!? Non sappiamo neanche dove recarci!" strillò infastidito Aronne.
"Penso che dovremmo andare qui..."

Massimo mostrò un foglio, fissato al retro della videocamera con del nastro adesivo. Il gruppo di amici osservò la scritta sulla superficie bianca del minuscolo ritaglio di carta: "Dow Chemical - Mozzanica".

"La Dow!? Ma non è l'azienda dove lavora Cristian?"
"Proprio quella." rispose Andrea componendo il numero dell'amico sul cellulare.

Il telefono squillò a vuoto per alcuni minuti dopodichè il ragazzo riagganciò e si decise ad inviare un veloce sms: Richiamami appena puoi.

"Che si fa?", chiese Aronne aggiustandosi i pantaloni, "Aspettiamo domani o facciamo un giro di ricognizione?"
"Il posto è qua vicino... sarebbe inutile attendere domani... almeno un giro..."
"Per me va bene" disse Andrea alzando la canna del fucile.
"Nascondete le armi... ci andiamo ora..." Enrico richiuse sonoramente la portiera dietro di sè ed avvio l'auto.

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giovedì, 14 dicembre 2006
Dossier 2: Un terribile segreto - cap 1.0
 
Aronne accese il mac e cliccò sull'icona lampeggiante di gmail.
 
"Nuova posta" pensò tra se e se, ingurgitando un sorso di caffè nero.
 
Il ragazzo fece scorrere velocemente le sottili dita sulla tastiera e si fermò di colpo assumendo un'espressione a metà strada tra l'incuriosito e lo spaventato. Passarono alcuni minuti, terminati i quali Aronne si alzò lentamente dalla sedia e raggiunse l'apparecchio telefonico più vicino.
 
"Pronto?" la voce squillante di Andrea dall'altro capo della linea tracciò un inizio di sorriso sul volto di Aronne.
"Andrea? Sei tu?" chiese esitante il ragazzo.
"Aronne? Si sono io... che c'e'?"
"Siamo nei guai...", rispose Aronne scandendo le parole, "hai già controllato l'email stamattina?"
"L'email? No... non ancora..."
"Controllala, ti aspetto in linea."
 
Aronne sorseggiò nuovamente quello che rimaneva di un liquido scuro e freddo. Si strinse nelle spalle e rabbrividendo si accostò al calorifero alla ricerca di calore.
 
"Avvertiamo gli altri." la voce inaspettata di Andrea risuonò facendo trasalire il ragazzo.
 
Aronne riagganciò la cornetta ponendo fine alla conversazione con l'amico e, agguantando al volo il caldo giaccone, si lanciò all'esterno nella gelida aria decembrina. Alle sue spalle, lo schermo del mac, immerso in una fredda luce blu-elettrica, condivise con una stanza deserta l'allarmante notizia:
 
 
 

Oggetto: Un terribile segreto

 
 AFMBE    

  23 dic (17 ore fa)

Carissimi signori,
mi permetto di contattarVi in quanto noi tutti condividiamo lo stesso disgustoso segreto: la notte del 20 Novembre voi ed io siamo stati, purtroppo, testimoni di quanto possa essere temibile una superficiale gestione di ciò che io ritengo l'arma più terribile mai scoperta dall'uomo.
Sicuramente voi tutti avete assistito al rozzo balletto dei media attorno a questa orribile tragedia.

Qui ne trovate un esempio che non mancherà sicuramente di farVi sogghignare.

Vi invito pertanto ad un incontro che terremo segreto e nascosto a una pubblicità che nuocerebbe sicuramente ad una nostra potenziale alleanza.
Nel caso che lor signori non vogliano presenziare questa intima riunione mi prendo la libertà di ricordarVi alcune persone:

- Bianchi Giovanni
- Bollini Enrico
- Fossati Mario
- Fossati Erika
- Granelli Alessandro
- Medici Assunta
- Rebecchi Adriano
- Rosa Maria
- Zenoni Sara
- Zarri Antonio

Non conoscete alcun individuo appartenente all'elenco?
Dovreste.
Sono una parte delle persone che avete così brutalmente assassinato la notte in questione.
Alla ricerca attuale di continui capri espiatori per la tragedia accaduta a Cesano non credo che una testimonianza per omicidio contro la vostra persona possa giovarVi.
Non è mia intenzione ricattarVi ne minacciarVi, ma la posta in gioco è troppo alta per permetterci di sottovalutare ciò che è successo e che potrebbe accadere ancora.

Per dimostrarVi la mia buona fede, in allegato alla presente, troverete un documento che sicuramente non mancherà di stupirVi e incuriosirVi; vi prego di tenere a mente la fatica e il rischio corso per recuperare il frammento che visionerete e che sicuramente non troverete stampato sulla prima pagina di nessun quotidiano conosciuto.

Fiducioso nella vostra partecipazione vi attendo al parcheggio della stazione centrale di Treviglio, Lunedi' alle 22.00.

Mi firmo vostro,
Baron Samedì.

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martedì, 12 dicembre 2006

Il seguente è un breve estratto dell'intervista rilasciata a Repubblica in seguito alle terribili vicende accadute a Cesano.
La notizia è stata in seguito smentita e il quotidiano e' stato perseguito dalla presidenza dell'ospedale S. Raffaele per diffamazione.
Rimane tutt'ora irrisolto il mistero riguardante l'identità dell'anonimo interpellato.


Lei era presente durante la notte della tragedia.
Ero giunto per caso a Cesano quella sera.


Per caso?
Un blocco sull'autostrada ci ha costretto a deviare verso il centro della città.


Ci? C'erano altri con lei?
La mia famiglia.


Può parlarci della sua famiglia?
Non posso senza mettere in pericolo la mia identità.


Può dirci se la sua famiglia è tutt'ora in salvo?
La mia famiglia è rimasta in quell'inferno. (piange)


Può raccontarci quello che è successo?
Il Lunedi' sera, generalmente, ci rechiamo a trovare mia... alcuni parenti.
Quella notte siamo tornati insolitamente tardi.
Siamo stati costretti ad abbandonare la superstrada Milano-Meda per un brutto incindente.


Incidente?
Un camion ribaltato sulla corsia o qualcosa del genere.
All'altezza dell'uscita Cesano si vedevano fiamme e, non ne sono sicuro, esplosioni in lontananza. Ho ritenuto fosse più sicuro continuare sulla superstrada dei Giovi. Così ho abbandonato la Milano-Meda e mi sono diretto verso il centro di Cesano.


C'erano altre auto con voi?
No. Sa, la cosa buffa è che anche mia moglie si era accorta della totale mancanza di traffico.
Si, era Lunedi' sera... ma diavolo... neanche un'auto? Da non crederci.
Ed entrati in città la cosa non è cambiata.
Le uniche vetture erano quelle parcheggiate sui lati della strada.


Ma non c'era in giro nessuno?
Nessuno.
Passando accanto all'università abbiamo intravisto una luce accesa e sentito alcune voci.
La cosa sembrò rassicurare mia moglie... ed in un certo senso anche me.
C'era troppo silenzio quella sera... le voci di alcuni ragazzi che si stavano attardando nei pressi dell'università era la normalità rassicurante che cercavamo.

Arrivati vicino alla stazione però qualcosa cambiò radicalmente.


In che senso?
La città, prima deserta, sembrò... "ripopolarsi" velocemente.
Un gruppo di persone ha bloccato ed assalito la nostra auto.
C'era qualcosa che non andava con quegli individui... sembravano... malati...


Malati?
La pelle sembrava...
Sa, quando ero ancora bambino a mio padre avevano amputato il piede destro a causa di una cancrena.
Prima dell'operazione vidi l'arto di mio padre e... cavolo... la pelle di quelle persone aveva lo stesso identico colore...
Grigio scuro e nero in alcuni punti...
Senta... non ce la faccio...


[Breve pausa]


Se la sente di continuare?
Si.
Mia moglie è stata estratta a forza dal finestrino.
Io... non so cosa mi è preso... ho preso in braccio la nostra bambina e mi sono lanciato fuori dall'auto.
Quelle... quelle bestie stavano mordendo mia moglie!
La bambina si è messa a piangere e questo ha attirato su di noi l'attenzione di un altro gruppo di quei mostri.
Ho iniziato a correre verso il parco...
Pensavo di riuscire a trovare aiuto...


E?
Arrivati al parco ho incontrato altra gente in fuga...
Come stupidi siamo finiti in trappola... circondati...
Da quel momento non ricordo bene cosa sia accaduto...
Ero completamente terrorizzato... (piange)
Dio... quei... quei mostri... hanno divorato anche mia figlia! (piange ancora)
Non avevo... più... più forze... stavo aspettando il mio turno in quella carneficina...


Ma non è arrivato.
No.
All'improvviso un'auto... una Clio... lanciata a folle velocità è piombata su di noi investendo una decina di quegli squilibrati.
Il ragazzo alla guida urlava come un forsennato mentre quello seduto accanto è sceso impugnando un fucile.
Ha strillato qualcosa prima di vomitare.
Io e altre due persone ci siamo scaraventati sul sedile posteriore e... (piange)


Riesce almeno a dirci chi erano quei ragazzi? Guardia civile? Militari?
Ne l'uno ne l'altro... (singhiozza)
Un gruppo di ragazzi... normali...
grazie a Dio... grazie a Dio...
Mi ricordo di un'altra auto dietro di noi e poi... e poi... (piange ancora)
Senta... non ce la faccio... veramente... pensavo di riuscirci ma non ce la faccio.
Voglio solo dirle che qualsiasi cosa sia successa a Cesano quella sera è stata sicuramente causata da quel dannato ospedale. Non so che razza di esperimenti abbiano condotto ma è sfuggito loro di mano e voglio che paghino per questo.
Ha capito? (urla)
Voglio che paghino per questo! (urla ancora)

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martedì, 12 dicembre 2006

Dossier 1: Orrore a cesano - cap 1.5

"Dai rispondete... cazzo..." Patrizio iniziò a tamburellare nervosamente le dita contro il vetro del finestrino.
"Hey! Che c'e'?" la voce alterata di Andrea risuonò all'interno della Focus.
"Ma Cristian? E' li con voi?"
"Con noi? Che cazzo dici? Come potrebbe essere qui con noi!"

Patrizio pigiò il pulsante rosso ponendo fine alla conversazione e guardò Aronne.

"Seguili... è sulla loro macchina..."

Aronne fece una smorfia e pigiò nuovamente l'accelleratore a fondo seguendo da vicino la Clio. Enrico evitò un paio di cadaveri sdraiati in mezzo alla corsia ed aguzzò la vista verso la superstrada. Un sordo rumore di motori e urla copriva il costante lamento riecheggiante lungo le vie di Cesano.
La Clio rallentò considerevolmente permettendo ad Andrea e Enrico di osservare da lontano la causa di tale frastuono. A non più di cento, duecento metri di distanza un gruppo di motociclisti, con molta probabilità gli stessi incontrati la sera precedente all'autogrill, si stava scontrando contro un gruppo voluminoso di squilibrati. Alcuni di loro erano caduti sotto i violenti assalti, altri giocavano con quelle persone come fossero bersagli mobili.

"Gira in quel vicolo" Andrea sussultò e diede una gomitata all'amico indicando un'entrata alla loro sinistra.

Aronne, dietro di loro, intravide solo all'ultimo istante la manovra della Clio e frenò bruscamente sorpassando il vicolo. Enrico si accorse dello sbaglio dell'amico e si fermò nel buio del vicolo. Andrea, in preda ad un violento sussulto, vomitò l'anima sulle scarpe del guidatore.

"Ma cazzo... che schifo... Andrea ma ti senti bene?"
"Secondo te!?" rispose il ragazzo sputando sul tappetino.

Nel frattempo, alle loro spalle, Aronne era riuscito ad infilarsi nello stesso vicolo.

"Vai... vai... cazzo..." strillò Andrea osservando tre figure malferme muoversi nella loro direzione.

Enrico attese ancora alcuni brevi attimi e poi lasciò andare di colpo la frizione, investendo due individui che si erano portati di fronte all'auto. Aronne seguì l'esempio dell'amico frantumando le ossa al terzo squilibrato. Le due auto procedettero lungo la strada per alcune centinaia di metri quindi girarono lungo una deviazione sulla sinistra.
La Clio rallentò alcuni metri fino a fermarsi col motore acceso accanto alla stazione di Cesano.

"Che cazzo stai combinando ora?" strepitò Andrea cercando di contenere un nuovo conato di vomito.
"Sssh... guarda la'..." sussurrò l'amico indicando il grande parco accanto alla stazione.

Un'estesa moltitudine di quegli individui si stava dirigendo verso il vicino parco. Alcuni pazzi nelle vicinanze sembrarono addirittura prestare poca attenzione alla compagnia di amici preferendo avviarsi verso l'entrata dell'immenso giardino.

"Che stanno facendo?" sussurrò di rimando Andrea.
"Non lo so... ma guardali... attraversano quel parcheggio ed entrano dritti nel parco..."

Il grosso parcheggio, adiacente il parco, era colmo di vetture; in gran parte pick up e fuoristrada. I pazzi sembravano seguire un preciso percorso attraverso tali veicoli per riversarsi attraverso un minuscolo accesso nel recinto di legno. Un fiume di carne in piena che attraversava le strade e trovava il proprio delta all'interno del parco: ecco cosa appariva la massa di persone in cammino agli occhi dei ragazzi.

"Enrico..." Andrea guardò con gli occhi lucidi da febbre l'amico.

BAM

Il fragoroso colpo alla portiera terrorizzò i due amici lasciandoli pietrificati per alcuni istanti.

"FIGLI DI PUTTANA!!! Dove cazzo siete finiti?!??" piagnucolò Cristian appoggiato alla portiera del guidatore.
"Dio... mi hai fatto prendere un infarto, cretino!" urlò Enrico.
"INFARTO???? IO A TE??? Bastardi!!! Mi avete abbandonato in mezzo all'inferno!! Non avete la minima idea di cosa ho dovuto passare!!!" frignò di rimando Cristian.
"Sali su e finiscila." rabbrividì Andrea.

Il ragazzo si sdraiò sul sedile posteriore frignando una serie di insulti mentre il cellulare di Enrico riprese a squillare.

"Che c'e'?" rispose stremato Andrea.
"Possiamo sapere che diavolo state combinando? Andiamocene fuori dalle palle!" urlò Aronne dall'altro capo della conversazione.
"Enrico pensa di aver scoperto una soluzione al male che affligge il mondo e abbiamo recuperato Cristian. Dobbiamo conquistare anche la Cina intanto che ci siamo?" ironizzò Andrea.

Aronne richiuse il cellulare porgendolo al proprietario.

"Cristian era con loro, eh?" sbuffò Aronne squadrando Patrizio.
"Non lo era... lo è ora... lo sarà..." sorrise l'amico recuperando il cellulare.

Massimo scese prudentemente dalla Focus e si avvicinò cautamente alla Clio dalla parte del guidatore. Enrico lo intravide nello specchietto retrovisore e abbassò silenziosamente il finestrino.

"Che cazzo hai in mente di fare?" sussurrò Massimo.
"Guarda... si stanno dirigendo tutti in quella direzione... che ne dici?" rispose silenziosamente Enrico.
"Dico che faremmo bene a cercare una via d'uscita da questa merda."

Massimo scostò un ciuffo ribelle, sbuffò e risalì sulla Focus.
Le due macchine, dopo aver atteso alcuni minuti, entrarono lentamente nel parcheggio e si sistemarono accanto a tre fuoristrada.
Patrizio scese per primo e si avvicino con circospezione alle tre voluminose vetture.

"Cazzo... ma c'e' un fucile qui!" urlò improvvisamente Patrizio.
"Sssh ma che cazzo urli? Vuoi attirarli tutti qui?" lo zittì istantaneamente Enrico.
"Ci sono dei dannati fucili qua dentro!!" sussurrò Patrizio indicando gli abitacoli dei tre fuoristrada.
"Apparterranno a dei cacciatori..." ipotizzò Massimo scrutando l'interno delle vetture.

Patrizio si avvicinò cautamente alla jeep centrale e iniziò ad armeggiare con la portiera.
Enrico si lanciò sull'amico per immobilizzarlo ma si mosse troppo tardi: la portiera scattò aprendosi davanti ai due ragazzi.

"Uff.. ma che cazzo... E SE C'ERA UN ANTIFURTO??!?" sbraitò Enrico.
"Sulle altre due... su questa non sembrava esserci..." rispose tranquillo Patrizio.

Patrizio imbracciò il fucile da caccia e raccolse alcune cartucce dal cruscotto. Andrea, nel frattempo, scovò una pistola ed un coltello da caccia. Lanciò la pistola, assieme ad alcune munizioni, ad Aronne tenendo per se il pugnale. Enrico, ignorando completamente le armi, raccolse una cartina della zona. Sarebbe tornata utile per cercare una via d'uscita dalla città.

"Patri vieni con me... mi è sembrato di sentire qualcosa..." Enrico appoggiò la mano sulla spalla dell'amico e lo trascinò verso l'estremità occidentale del parcheggio.

Un basso recinto di legno scorreva parallelo ad una doppia fila di alberi celanti la restante porzione di parco. I due ragazzi si arrampicarono sul recinto lottando contro un equilibrio carente.

"Che cazzo vi prende??? Andiamocene!" frignò Cristian in direzione di Enrico.
"Zitto.. mi sembra di aver sentito qualcosa." rispose il ragazzo senza distogliere lo sguardo dalla boscaglia davanti a lui.

Enrico e Patrizio si appoggiarono ai tronchi adiacenti e scostarono gli spessi rami che coprivano la visuale. Davanti a loro, in un'ampio spiazzo probabilmente riservato ai campeggiatori, stava per consumarsi un'orribile tragedia.
Una ventina di persone "normali", o almeno così le avrebbe definite Patrizio osservandole, si agitavano circondate da una folla di squilibrati. Questi ultimi, per nulla infastiditi dal cieco terrore degli assediati, emettevano un lugubre e continuo gemito facendo stridere i denti in maniera disgustosa.
Patrizio alzò il fucile senza pensarci due volte e fece pressione sul grilletto senza ottenere alcunchè. Abbassò la canna per controllare l'arma quando quest'ultima fece improvvisamente fuoco mozzandogli il mingnolo del piede sinistro.
Patrizio cadde urlando all'indietro mentre Enrico mantenne faticosamente l'equilibrio.

"Cazzo porco!! Che ti è saltato in testa?" urlò Massimo correndo verso l'amico ferito.

Il boato sembrò bloccare temporaneamente l'assalto della prima fila di squilibrati. Questi ultimi volsero infatti lo sguardo in direzione della boscaglia indecisi sull'azione da intraprendere.
Massimo, piegato su Patrizio per le prime cure, ebbe un improvviso sussulto.
Un spaventoso ululato elettronico riecheggiò inatteso nel parcheggio: l'allarme antifurto di uno dei fuoristrada era esploso in tutto il suo fragrore.

"Ormai si sono accorti di noi... e poi voglio un fucile anche io!" urlò Andrea recuperando l'arma dal finestrino sfondato del fuoristrada.

Enrico saltò giù dal recinto e si fiondò sulla Clio seguito da Cristian e Andrea. Massimo trascinò un Patrizio dolorante sulla Focus ed attese per alcuni brevi secondi l'arrivo di Aronne.

"Seguitemi" strillò Enrico lanciando la Clio attraverso lo spiazzo d'erba e dirigendosi laddove la doppia fila di alberi pareva terminare.

Le due macchine si inoltrarono nella strada sterrata ad ovest del parcheggio con l'intenzione di lanciarsi all'interno del parco alla prima occasione favorevole. La Clio frenò bruscamente non appena imboccata la stradina. Davanti all'auto infatti una mandria di sette mucche sostava immobile impedendo l'attraversamento.

"Stupidi bovini... levatevi dal cazzo..." minacciò Enrico pigiando con tutte le sue forze il clacson.
"Aspetta... c'e' qualcosa che non va..." mormorò Cristian aguzzando la vista.

I corpi dei bovini, in totale disfacimento, erano coperti da un manto in avanzato stato di decomposizione.
I musi, un aggrovigliato irriconocibile di muscoli ed ossa, riportavano profonde lacerazioni e ferite purulente. Chiazze grigie e ampie vesciche rosse avvolgevano le articolazioni e ciò che rimaneva delle orecchie.
Tre di quegli esseri, senza alcun muggito di preavviso, caricarono inaspettatamente l'auto.
Enrico pigiò l'accelleratore e sterzò a destra evitando la carica. Andrea, imbracciato il fucile, si sporse dal finestrino e concentrò tutta l'attenzione sull'animale più vicino. Dietro di loro Aronne era sceso dalla Focus puntando la pistola sul gruppo di bovini.
Tutto accadde in un lampo.
Le tre mucche scivolarono sul fango finendo distese dietro la Clio.
Andrea fece fuoco polverizzando il muso della mucca presa di mira. Quest'ultima scivolo tramortita a terra ostacolando la nuova carica delle altre due.
Aronne, incoraggiato dall'azione dell'amico, sparò mirando al cranio esposto di una delle vacche. Mancò il bersaglio ma il boato servì a sviare l'attenzione del resto della mandria dalla Clio impantanata.
Patrizio, sfuggito alle cure di Massimo, imbracciò nuovamente il fucile e sparò a casaccio verso la mandria. Il colpo andò a vuoto ed il rinculo slogò la spalla del ragazzo lasciandolo dolorante per l'ennesima volta.

"Hai finito di farti male?", urlò furiosamente Massimo, "Ho quasi terminato le bende per rimediare alle tue cazzate!".
"Fanculo." sussurrò in un bisbiglio sofferente lo sfortunato pistolero.
"Mi sono rotto il cazzo!" sbraitò Enrico lasciando la frizione di colpo e lanciando l'auto attraverso il tappeto erboso.

Forse la mano della dea fortuna si era posata su di lui.
Forse l'adrenalina, entrata in circolo, aveva migliorato i suoi riflessi.
Forse la sopportazione aveva raggiunto un livello critico.

Il ragazzo lanciò l'auto a folle velocità attraverso il parco in direzione del gruppo di persone aggredite dai pazzi. In vicinanza della ressa, Enrico lasciò andare la frizione e tirò il freno a mano costringendo la Clio ad un pericoloso testacoda. Il movimento azzardato dell'auto colpì una decina di aggressori lanciandoli lontano dalle persone terrorizzate.
Andrea scese istantaneamente dalla Clio imbracciando il fucile. Davanti ai suoi occhi, come in uno dei suoi incubi ricorrenti, comparve un'orribile scena.
Una ressa di quei pazzi barcollanti stava banchettando con i corpi delle persone cadute sotto i loro assalti. Andrea rabbrividì e vomitò nuovamente alla vista di un boccone di carne masticato con avidità da due squilibrati.
Alzò il fucile nella loro direzione ma ripensandoci lo riabassò rapidamente ed urlò alla volta dei sopravvissuti.

"Saltate! Veloci!"

Gli unici tre sopravvissuti dell'agghiacciante carneficina si fiondarono sul retro della Clio schiacciando Cristian. Andrea risalì velocemente sull'auto ed Enrico ripartì senza indugi.
Dietro loro la Focus, scampata ad una serie di assalti dei bovini impazziti, li inseguiva a gran carriera.

"Esci di qua e segui la strada a destra!" urlò Cristian tra gli strilli e i singhiozzi dei nuovi arrivati.
"A destra?"
"Sulla superstrada dei Giovi!" strillò di rimando Cristian controllando la cartina che Enrico aveva recuperato precedentemente.

Le due macchine attraversarono indenni una fila di bassi arbusti, percorsero il breve sterrato e si scaraventarono contromano sulla rampa di ingresso più vicina. Superarono alcune carcasse incendiate di moto e giunsero infine sulla superstrada.
Due elicotteri apparvero dall'alto e sorvolarono da vicino le due auto quasi a volersi accertare del loro tragitto.
Enrico ed Aronne, distratti dal rumore immediatamente sopra di loro, distolsero l'attenzione dalla strada.
Andrea e Patrizio, i due navigatori, strillarono contemporaneamente e strinsero violentemente la pelle dei sedili ferendosi le dita.
Davanti alle auto era comparsa una barricata composta da furgoni ed auto.
Enrico inchiodò d'istinto evitando di tamponare un furgone.
Aronne non fu così fortunato: la Focus emise un sordo rumore di gomma stirata e si schiantò contro un'anonima camionetta. I tre occupanti dell'auto strisciarono fuori dalle lamiere contorte doloranti ma ancora vivi. Patrizio in particolare, date le sue condizioni, riportò ferite più gravi.
Enrico e Cristian si lanciarono in direzione dei loro amici ma furono fermati da una decina di guardie armate. La pattuglia, composta da agenti in anonimi elmetti ed attillate tute nere, formava una fila ordinata di corpi ed armi automatiche. Dietro la milizia un paio di persone protette da tute di contenimento, contrassegnate da alcuni simboli sconosciuti, si avvicinarono a prestare aiuto agli amici feriti.

"Qualcuno di voi è stato ferito?" chiese una guardia fissando il gruppo di persone accanto alla Clio.

Un febbricitante Andrea e due dei tre sopravvissuti alzarono la mano in risposta allo strano appello.

"Seguitemi!" ordinò la guardia muovendosi verso uno dei furgoni posizionati a formare la barricata sulla superstrada.

Patrizio osservò a lungo il simbolo riportato sull'intero corpo armato, così come sulle tute contenitive e sui furgoni, senza riuscire a capire a quale ordine appartenesse. La cartina stilizzata del mondo circondata da due rami frondosi di colore rosso rievocò alcuni ricordi al ragazzo che però svanirono velocemente in una bolla di sapone.
Aronne e Massimo si riunirono ad Enrico e Cristian ed attesero in silenzio il ritorno di Patrizio e Andrea.
Questi ultimi, bendati e curati, fecero presto ritorno dagli amici.

"Beh? Che e' successo?" chiese stancamente Aronne.
"Ci hanno iniettato un cazzo di liquido... un male cane..." rispose in un sussurro Patrizio.
"Stai bene?"
"Meglio di prima... si... sicuramente meglio di prima..." annuì Andrea passandosi le mani sul viso.

Massimo si staccò dal gruppo in direzione di uno degli scienziati rinchiusi in quelle claustrofobiche tute.

"Possiamo sapere che è accaduto?" esclamò il ragazzo.

L'uomo lo osservò silenziosamente e tornò al suo lavoro senza dare una risposta.

"La prego... dannazione... abbiamo rischiato la vita là dentro!" enfatizzò il ragazzo indicando le lontane luci di Cesano.

Lo scienziato scrollò le spalle e squadrò duramente i due ragazzi.

"L'università stava eseguendo delle ricerche su alcune mucche affette dall'encefalopatia spongiforme bovina. Il test deve aver peggiorato le condizioni dei bovini e li ha resi estremamente aggressivi", sussurrò lo scienziato, "Il problema sarebbe finito lì se un dannato gruppo di ragazzi non si fossero introdotti di nascosto nel pascolo."

Lo scienziato fece una pausa, attese alcuni secondi e poi riprese il racconto.

"Gli idioti hanno iniziato ad infastidire le mucche. Sono stati morsi e hanno diffuso il contagio tra gli studenti e poi in tutta la città."
"Contagio? Contagio un cazzo!", Aronne interruppe il racconto, "Quella gente era morta! Era morta e si muoveva ancora! Che cazzo ci racconta?"

Lo scienziato incrociò le braccia e fissò Aronne negli occhi.

"Gente morta? Dove credi di essere? In un film di Romero? Sono stati tutti contagiati da una mutazione di BSE. Proprio in questo momento le nostre squadre stanno setacciando la città distribuendo il vaccino. Ora l'intera area è sotto quarantena."

Fu il modo in cui l'uomo pronunciò la parola "squadre", come riferendosi ad unità di pulizia etnica, che fermò Aronne dal porre ulteriori questioni. Massimo prese il ragazzo per un braccio e lo trascinò in direzione degli amici.

EPILOGO
Nel centro di riabilitazione, in cui gli amici vennero rinchiusi per una ventina di giorni, vennero condotti continui esami del sangue, TAC e risonanze magnetiche. Andrea, tenuto in isolamento per un paio di giorni, fu soggetto particolare di esami ed analisi più approfondite. Ogni sera, dopo l'incontro con lo psicologo, i ragazzi avevano il permesso di riunirsi nella camera comune per una partita a carte o una chiaccherata.
Aronne, perso spesso nei suoi pensieri, passava l'intera serata osservando le lontane luci del tramonto dall'ampio finestrone della stanza.

"Contagio un cazzo... quelli erano tutti morti..."

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lunedì, 11 dicembre 2006

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lunedì, 11 dicembre 2006
Dossier 1: Orrore a cesano - cap 1.4

Massimo, seguito dai tre compagni, si lanciò all'interno della Focus con la grazia di un ippopotamo.
Cristian strillò terrorizzato ed indicò l'incrocio più avanti: le strade ora brulicavano di una sorta di vita intorpidita. Svariati gruppi di persone vagabondavano, senza alcuna apparente meta, lungo tutta l'ampiezza della via principale.

"Guardate quelle!" urlò Patrizio indicando un punto in prossimità dell'auto.

Tre ragazze, completamente nude, si muovevano in maniera disarticolata trascinandosi una con l'altra ed alzando di tanto in tanto il viso alla luce smorzata dei lampioni. I visi delle ragazze erano un orrore di morsi e lacerazioni; ferite così orribili da lasciare scoperti buona parte di muscoli e ossa.
La ragazza più vicina all'auto si mosse, trascinando il proprio peso su un'unica gamba, in direzione della portiera.
Massimo lasciò di colpo la frizione colpendo con il faro sinistro il ragazzo con la faccia aperta a metà che li aveva appena raggiunti.

"Evita la strada principale, dirigiti a destra" sussurrò Andrea a Massimo.

L'auto effettuò una pericolosa manovra a curva stretta e si infilò contromano nella strada indicata dall'amico.

"Cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo." balbettò Cristian fissando il vicolo.
"Frena, testa di cazzo!" urlò Patrizio interrompendo la volgare nenia dell'amico.

Il conducente pigiò sul pedale del freno in ritardo e si infilò in una massa di carne, occupante l'intero tratto di strada, schiacciando un paio di persone nel vano tentativo di scagliare l'auto lungo il marciapiede.
La ressa si riversò quasi immediatamente addosso alla Focus oscurando i vetri con la propria massa.

"Oserei dire che siamo finiti nella merda." sentenziò Patrizio guardando l'ammasso di persone che si contorcevano attorno a loro.

"Ohi Aronne, dai gas... andiamocene fuori dai coglioni..." esclamò Enrico osservando dal finestrino le lontane figure che zoppicavano nella loro direzione.

Aronne, immobile, davanti al volante sembrava meditare su qualcosa.

"Aronne, c'e' qualcosa che non va? Dai, non abbiamo molto tempo!" disse Enrico voltandosi verso l'amico.
"Enrico. Senti. Sono sicuro di aver chiuso le porte della jeep quando siamo scesi.", Aronne fece una breve pausa, "E allora mi spieghi perchè la portiera del guidatore era aperta quando siamo rientrati?"

Un drammatico silenzio scese tra i due amici nell'abitacolo. Dopo qualche secondo Enrico si costrinse a guardare nel retro della macchina. Una ragazza giaceva, svenuta, nello spazio tra il sedile posteriore e quello anteriore.

"Hey! Tutto bene?" urlò Enrico scaricando tutta la tensione accumulata negli ultimi secondi.

La ragazza aprì di colpo gli occhi ed iniziò a piagnucolare.

"Per favore... aiutatemi... sono tutti impazziti... sono tutti impazziti!"
"Di chi stai parlando?" domandò Aronne con tono calmo e rasssicurante.
"Tutti! Tutte le persone che abitano la' dentro!" strillò istericamente la ragazza indicando lo stabile da cui i due ragazzi erano fuggiti.

Aronne fissando la direzione indicata scorse alcune ombre uscire dal portone e mise in moto l'auto.

"Stai calma... ce ne stiamo andando..." sussurrò Aronne aggiustando lo specchietto retrovisore.
"Stai bene?" domandò Enrico costatando i tremoli febbrili cui la ragazza sembrava soggetta.
"Ero nell'appartamento del mio ragazzo... quando improvvisamente e' impazzito e mi ha aggredito", la ragazza lasciò intravedere una larga lacerazione sul braccio destro, "... mi ha morsicato così rabbiosamente da strapparmi un pezzo di carne..."

Enrico strinse i denti alla vista dell'orrenda ferita e cercò istantaneamente qualcosa per fermare il sangue che fuoriusciva ancora copiosamente dal profondo squarcio.
Aronne concentrato alla guida si stava dirigendo nuovamente all'università per riunirsi agli amici.
La strada pareva una vena formicolante e pullulante di persone agonizzanti. Davanti agli occhi del ragazzo si muovevano figure zoppicanti, ombre malferme e persone smarrite in un apparente stato confusionale. Se non fosse stata per l'attenzione dedicata a schivare tali esseri avrebbe potuto giurare di averne perfino intravisto un paio nutrirsi con resti di una carcassa non ben identificata.

"Ommerda... " Andrea rimase pietrificato alla vista di una ragazza rigurgitante sangue sul finestrino alla sua destra.

Cristian urlò qualcosa di incomprensibile mentre un ragazzo dallo sterno sfondato colpiva il vetro con gli avambracci mutilati.

"Massimo. Calma. Retro e fuori dalle palle" sussurrò Patrizio trattenendo malamente il terrore che lo consumava.

Massimo raschiò un paio di volte la frizione ed effettuò una veloce retromarcia fermandosi esattamente al centro dell'incrocio col muso della Focus rivolto verso l'università. Dietro l'auto una calca più voluminosa della prima si stava facendo strada tra urla e gemiti inconvulsi. Andrea volse lo sguardo alla sua destra e vide la luce abbagliante di due fari che si stavano rapidamente avvicinando.

"Che stai combinando?" urlò Aronne in direzione dell'amico.
"Ho solo tentato di fermare il sangue! Ma mi sa che ho combinato un disastro!!" rispose agitato Enrico.

La giovane, a causa della rozza e superficiale assistenza apportata dal ragazzo, aveva perso nuovamente i sensi.

"Un disastro??? Che disastro??" domandò Aronne.
"Penso di averle fratturato il braccio." rispose Enrico.
"E' arrivato il dottorone! Le fascio io il braccio! Non sapevo fossi laureato in chirurgia!" ironizzò drammaticamente Aronne.
"Senti Aronne se pensi di fare meglio... OCCHIO!"

Davanti a loro, immobile al centro dell'incrocio, sostava la Focus di Massimo. Aronne sterzò inchiodando a pochi metri dall'auto.

"Che cazzo state combinando? Partite!" urlò Enrico sporgendosi il piu' possibile dal finestrino della Jeep.

Massimo pigiò sul pedale dell'acceleratore. L'auto emise un rumore assordante bloccandosi definitivamente a pochi metri dall'incrocio.

"Ma chi cazzo sta guidando? Stevie Wonder?" esclamò infuriato Aronne.

Massimo tentò inutilmente di far ripartire l'auto ma il sopraggiungere della massa lo costrinse ad uscire dalla Focus.

"Saltate su!" urlò Aronne sterzando e affiancando il veicolo stremato.

Massimo, Andrea e Patrizio trovarono velocemente posto sul sedile posteriore schiacciando la ragazza svenuta tra di loro. Cristian si lanciò nel baule richiudendolo violentemente.
La jeep partì di gran carriera, in direzione della superstrada Milano-Meda, investendo due figure che si erano attardate in mezzo al viale.

"Chi e' la tipa?" chiese Massimo osservando la ragazza alla sua destra.
"Non lo so. Era qui. Le ho salvato la vita." sillabò Enrico distratto dalle urla provenienti dall'ammasso umano dietro loro.
"Era qui?" chiese allibito Andrea.
"Le hai salvato la vita?" domandò sconcertato Massimo osservando il braccio martoriato della giovane.
"Sentite..." iniziò e non terminò Enrico zittendo gli amici.

Massimo alzò l'avambraccio della ragazza e iniziò a fasciarlo con cura.

"Andrea mi tieni per favore alzato il braccio?" chiese Massimo all'amico.
"No problem." rispose Andrea voltandosi alla sua sinistra.

Massimo terminò la fasciatura e massaggiò il polso.
Osservò l'impronta di denti attorno alla ferita e passò il palmo della mano sul collo.
Sotto gli occhi interrogatori di Patrizio, Massimo passò velocemente la mano anche sul seno sinistro della ragazza.

"Cazzo. Non sento alcun battito. Penso sia morta." dichiarò il ragazzo.
"Che diavolo dici? Respira." rispose soprappensiero Andrea.

Massimo alzò lo sguardo e vide la ragazza inspirare rumorosamente uno sbuffo d'aria.

"Andrea apri la portiera." bisbigliò Massimo.
"Cosa?" rispose Andrea.
"APRI LA CAZZO DI PORTIERA!"
"Ma che hai in mente di fare?" chiese Enrico tenendosi al sedile mentre la jeep evitava uno di quei pazzi barcollanti.
"Andrea, prendila per le braccia. Al mio tre la lanciamo all'esterno."
"Cosa? Che stai dicendo? Sei fuori?" li fermò Enrico.
"Senti, non so cosa stia succedendo, ma se tanto mi da tanto questa ragazza diventerà presto come gli altri là fuori."
"Ma come cazzo fai a saperlo? Non sai neanche cosa sta succedendo!"
"Aronne, ferma la macchina e fai parlare Enrico col tizio senza testa che abbiamo appena superato. Magari ti spiega cosa sta succedendo."

Andrea alzò di peso la giovane e aprì la portiera mentre Aronne cercava di rallentare la velocità della jeep evitando ulteriori sobbalzi al veicolo.

"Adesso basta scherzare!" Enrico era ormai completamente girato verso il sedile posteriore.
"Enrico. Sto cercando di restare calmo..."
"CAZZO! ATTENZIONE!" intervenì Aronne intravedendo la ragazza risvegliarsi nello specchietto retrovisore.

Gli occhi della ragazza, svuotati di ogni vitalità, si aprirono lentamente. Le pupille, svanite in un abisso bianco sporco, si erano ridotte a due impercettibili macchie all'interno di un'iride esageratamente gonfia.
La giovane si girò lentamente verso Andrea emettendo un sordo ruggito e fece scattare le mandibole in direzione della gola del ragazzo. Andrea, accortosi del movimento aggressivo, scostò il corpo il più possibile. La ragazza mancò la giugulare ma affondò i denti nella spalla del giovane.
Massimo colpì con tutta la forza il cranio della ragazza costringendola ad abbandonare la presa mentre Andrea fulmineo spinse il viso contro la tela del sedile.

"Dio... che male..." singhiozzò Andrea.
"Cazzo... Enrico fai qualcosa..." esclamò Massimo trattenendo a fatica il corpo della ragazza in preda a spasmi nervosi.
"Aronne! Non hai niente nel baule?" urlò Patrizio nelle orecchie del guidatore.

Dal baule una breve sequenza di colpi ricordò a tutti della presenza di un Cristian terrorizzato.

"Prendi questo." esclamò Aronne porgendo un tagliacarte sottratto inconsapevolmente dagli uffici dell'Unione Studenti.

Enrico, agendo d'istinto, prese la lama e la spinse nel cranio della ragazza. Un colpo di fortuna guidò la sua mano esattamente all'altezza della fessura timpanomastoide e la lama penetrò facilmente nel cranio.
La ragazza si immobilizzò immediatamente e cadde a peso morto ai piedi del sedile posteriore.

"...mi ha strappato un pezzo di braccio la cagna..." Andrea si massaggiò il braccio rabbrividendo di dolore.
"Fai vedere..." disse Massimo aprendo lo zaino a tracolla ed estraendone un kit di primo soccorso.

Massimo curò delicatamente la spalla dell'amico fasciandola con vigore ed evitando accuratamente di infettare la ferita. Aronne, nel caos generale, era riuscito a raggiungere la rampa di ingresso della superstrada arrecando non pochi danni alla jeep.

"Oh, no..." Patrizio rimase inebetito a fissare la strada.

L'intera ampiezza della corsia era occupata da un tir ribaltato immerso in una pozza di fiamme.
Aronne colpì rabbiosamente il volante ed aprì con violenza la portiera. Il ragazzo quindi si allontanò dalla jeep in direzione dell'autoarticolato rovesciato mentre Massimo, aiutato da un dolorante Andrea, si liberava del cadavere.
Aronne scalò il muro che divideva le due corsie e dall'alto di quella postazione allungò il collo per sbirciare oltre il muro di fiamme. Figure incendiate si agitavano silenziosamente dall'altra parte della barriera artificiale mentre l'orizzonte, immerso in lampi e continue esplosioni, sembrava appartenere ad uno scenario di guerra.

"Di qua non si passa" disse Aronne saltando giù dal tramezzo.
"E se percorressimo contromano la superstrada?" chiese Patrizio aprendo il baule della jeep.
"Niente da fare... il serbatoio e' piu' secco del sahara" replicò Aronne appoggiandosi al cofano dell'auto.

Massimo alzò lo sguardo verso Cesano.
Dall'alto della corsia di emergenza la città pareva di nuovo deserta e silenziosa fatta eccezione per alcune orribili, isolate urla. Da lontano il ripetitivo rumore di pale riecheggiava sopra l'intera città. Un elicottero pareva pattugliare le strade del centro evitando di intervenire su ciò che stava accadendo.

"Mentre eravate impegnati a devastare gli uffici, ho esaminato l'edificio di fronte all'università e mi è parso di fiutare odore di benzina" esclamò Aronne rompendo il silenzio che si era venuto a creare.
"Forse ci saranno delle pompe..." suggerì Andrea.
"O forse semplicemente sarà strapieno di quei pazzi." fece eco Cristian.
"Io dico che e' ora di fare benzina", Patrizio richiuse rumorosamente il baule ed alzò trionfante un crick ed un tubo di metallo.

"Ma che ti e' preso? Non ti starai mica divertendo?" esclamò Massimo in uno sbuffo di fatica.
"Di che stai parlando?" Patrizio aumentò il passo e si accosto alla grossa mole dell'amico.
"...e' ora di fare benzina... cazzo credi di essere? In un film di Bruce Willis?" si intromise Enrico soppesando il tubo di metallo che Patrizio aveva scovato.

La compagnia aveva abbandonato la jeep sulla superstrada e stava percorrendo per l'ennesima volta l'ampio viale nuovamente in direzione dell'università.
Attorno a loro il silenzio regnava sovrano. I pazzi parevano aver abbandonato le vie principali per disperdersi nuovamente nelle stradine secondarie. Nonostante l'apparente calma lugubri lamenti e grida strozzate ricordavano ai sei ragazzi che l'incubo non era ancora terminato.
Enrico e Aronne camminavano in testa al gruppo seguiti da Massimo, Andrea e Patrizio.
Cristian chiudeva la comitiva in un turbine di pensieri e occhiate impaurite.

"Mi e' parso di sentire un elicottero prima sulla superstrada" disse Massimo facendo ballare nelle mani una piccola tanica di benzina trovata nella jeep.
"Anche a me è parso di udire qualcosa di simile." sbuffò Aronne lanciando uno sguardo nervoso alla sua destra.
"Hey Andrea... mettiti in testa... se devi diventare uno di loro non ti attaccheranno..." rise Massimo guardando l'amico.
"Un'altra di queste battute e vi mordo tutti." rispose compassato Andrea.

Rasenti a muri di negozi ed abitazioni i sei amici superarono i primi metri celati da ombre e da cumuli di rifiuti abbandonati. Nei pressi del primo incrocio, l'illuminazione stradale si fece più intensa costringendo l'avanguardia a staccarsi dal gruppo per una breve e silenziosa ricognizione.

"Non vedo nessuno..." fece segno Enrico verso il gruppo nascosto all'ombra di un portone.
"Dai... muoviamoci... siamo al sicuro qui..." fece eco Aronne.

Due pazzi barcollanti strisciarono alla luce non appena il gruppo si portò all'altezza dell'incrocio. Patrizio e Andrea scattarono fulminei e colpirono violentemente il cranio dei due assalitori. Questi ultimi crollarono morti opponendo poca resistenza.

"Ragazzi..." iniziò Patrizio.
"Muto" concluse Aronne.

Nonostante due ulteriori aggressioni, causate dall'inesatta percezione dell'avanguardia, i ragazzi arrivarono indenni nelle vicinanze dell'università.
Andrea, vistosamente sfinito e febbricitante, sedette nei pressi di una Clio parcheggiata davanti agli uffici universitari.
Il resto del gruppo, superato l'incrocio, si portarono davanti alla saracinesca indicata da Aronne.

"Effettivamente si sente un forte odore di benzina" sussurrò Enrico.
"Guarda, la serranda è bloccata da un lucchetto... dì ce la fai a..."

Patrizio non lasciò terminare la frase e menò un fendente col crick alla volta del lucchetto facendolo saltare. Massimo attese alcuni secondi pronto a reagire ad un minimo segnale di pericolo dopodichè alzò la saracinesca.
Un rumore di mascelle in movimento, come se qualcosa venisse masticato, riecheggiò nelle ombre davanti a loro.

"Magari e' qualcuno che mangia delle patatine" sorrise Patrizio socchiudendo gli occhi.

Massimo ed Enrico lo squadrarono malamente e tornarono ad adocchiare il buio in cui lo stabile era sprofondato. Semi immerse nelle ombre, si trovavano due pompe di benzina.

"Bingo." sorrise Massimo avvicinandosi ai distributori.

Enrico fece scattare l'interruttore della luce. Attorno a loro venne istantaneamente illuminata un'officina meccanica. Aronne e Patrizio raccolsero velocemente alcuni attrezzi e si allontanarono in direzione della Focus per constatarne e possibilmente ripararne i danni.

"Cazzo... ci vogliono delle chiavi anche qua!" proruppe Massimo colpendo un lucchetto appeso alla pistola del distributore.
"Mi sono rotto il cazzo... spostati..." Enrico vibrò il bastone e fece saltare la serratura.
"Ottimo." esultò Massimo iniziando a riempire la tanica.

Enrico, nel frattempo, seguendo il disgustoso rumore si era avvicinato ad un prefabbricato disposto sul lato nord dell'officina. Il più silenziosamente possibile aprì la porta e scivolò all'interno.

"Ecco fatto... una cazzata" esclamò Patrizio richiudendo il cofano della Focus.
"Risolto? Ben fatto!" si complimentò Aronne salendo sull'auto.
"Andrea? Tutto bene?" urlò Patrizio in direzione dell'amico.

Andrea, seduto all'interno della Clio dopo averne sfondato il finestrino, era chino sul volante.
Reprimendo un costante conato di vomito era riuscito, neanche lui sapeva esattamente come, a mettere in moto il motore giocando con i cavi d'avviamento.

"Cazzo... queste cose le ho viste fare solo nei film" sussurrò tra se e se trionfante.
"Andrea? Mi hai sentito?" ripetè Patrizio accendendosi una sigaretta.

Andrea mosse debolmente la mano fuori dal finestrino e fece un segno con la testa. Patrizio rispose con lo stesso segno ed inalò il primo respiro di tabacco.

"O merda..." Enrico scrutò nel buio e intravide tre ombre nutrirsi con il corpo martoriato di un benzinaio.

Il ragazzo socchiuse lentamente la porta e si allontanò velocemente verso Massimo. Quest'ultimo riempita la tanica aveva bloccato la pistola del distributore inondando l'intera officina con un fiume di benzina.

"Ma che cazzo..." iniziò Enrico guardando allibito Massimo.
"C'e' un elicottero che gironzola da queste parti, no? Facciamoci notare allora." replicò il ragazzo.
"Avviso gli altri..." Enrico uscì dall'officina e si mosse verso l'università.

Barcollante in mezzo all'incrocio, un ragazzo gravemente ustionato, si stava muovendo silenziosamente in direzione di un ignaro Patrizio. Stringendo i denti, Enrico, caricò a testa bassa il ragazzo e lo lanciò contro il semaforo.

"Hey! Muoviamoci! Massimo ha fatto benzina!" urlò colpendo una seconda volta il ragazzo ustionato.

Andrea prese fiato e fece manovra con la Clio portandosi vicino ad Enrico mentre Aronne e Patrizio in retromarcia arrivarono davanti all'officina.

"Ma che cazzo hai combinato?" chiese Patrizio mentre Massimo si lanciava sull'auto.
"Zitto e dai fuoco a quella merda..." sussurrò in uno sbuffo di fatica Massimo.

Patrizio inspirò l'ultima boccata di fumo e lanciò la cicca nel rivolo di benzina che fuoriusciva copiosamente dallo stabile. La Focus partì rumorosamente mentre una lingua di fuoco iniziò il suo breve tragitto verso l'interno dell'officina.
Passarono pochi secondi dopodichè un'assordante esplosione rase al suolo l'intero edificio danneggiando le strade e le vicine abitazioni.
Mentre le due auto, lanciate ad alta velocità, si allontanavano dalla folle deflagrazione un paio di elicotteri sorvolarono l'area come in cerca di qualcosa.

"Merda", esclamò Aronne, "Cristian dove cazzo e' finito?"

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lunedì, 11 dicembre 2006

Dossier 1: Orrore a cesano - cap 1.3

"Hey... magari queste chiavi aprono anche le altre porte!" sorrise esultante Patrizio.
"Non hai tutti i torti." sentenziò seriamente Cristian guardando l'amico.
"Ma perche' dobbiamo aprire tutte le porte di questo cazzo di edificio??" chiese indispettito Andrea.

Il ragazzo guardò fuori dalla porta e si chiese silenziosamente dove fossero finiti tutti gli abitanti di quel dannato paese.

"Un gruppo di ragazzi che sfascia un edificio scolastico e non arriva neanche una volante? Non vi sembra abbastanza stra..." Massimo lasciò cadere la frase a metà.

Nessuno lo stava ascoltando.
Il resto del gruppo era sparito nuovamente all'interno dell'università, probabilmente a caccia di porte chiuse.

"Beh dato che ci siamo diamo un'occhiata qua fuori..." sospirò Massimo guardandosi in giro.

"Mmm... Ti ricordi almeno il piano?" chiese Enrico posando i piedi a terra.

Aronne chiuse rumorosamente la portiera ed osservò il complesso alla loro sinistra. Il caseggiato era basso, piano terra e uno rialzato, di forma allungata. Un lungo ed ampio porticato correva lungo tutta l'estensione dell'edificio. La costruzione era, tutto sommato, recente: le mura esibivano una pittura ancora integra da macchie e graffiti ed il legno delle numerose persiane vantava uno smalto lucido ed intenso.
Aronne si avvicinò al citofono e spese alcuni secondi a cercare il cognome della ragazza.
Pigiò il freddo pulsante e attese.
Nessuna risposta.

"Ma sei sicuro che ci aspettava stasera?", sbuffò Enrico appoggiato alla jeep, "Tutto questo casino e poi scopriamo che ci si doveva incontrare settim..."

Il ragazzo non terminò la frase e alzò lo sguardo alle finestre chiuse del primo piano.
Aveva sentito indistintamente un rumore provenire dal piano superiore della casa. Normalmente non ci avrebbe fatto caso ma in quel silenzio stagnante, che sembrava aver soggiogato l'intera città, il suono era stato di intensità pari ad uno scoppio di bomba.
Aronne lo ignorò e pigiò nuovamente il pulsante.
Ancora nessuna risposta.

"Dannazione. Ma che cosa sta succedendo?" esclamò Aronne colpendo il vetro smerigliato dell'ingresso.

La porta si aprì di scatto in un sinistro cigolio.
Enrico si morse il labbro superiore e rimase a guardare Aronne.

"Dai... saliamo... che puo' succedere? Starà dormendo e faremo la nostra classica figura di merda..."

I due ragazzi entrarono nell'atrio.
Un'enorme porta era chiusa davanti a loro mentre un lungo corridoio suddiviso dalle porte degli appartamenti si estendeva alla loro sinistra. Una scala saliva nel buio alla loro destra.

"Su... fatto trenta..."

Enrico ed Aronne salirono le scale nel silenzio più assoluto e si diressero verso l'appartamento di Mariachiara. Superarono alcuni appartamenti silenziosi lungo un corridoio gemello di quello al piano terra e raggiunsero una delle ultime porte.

"E' questo?" chiese Enrico indicando una grossa porta socchiusa.
"Si." rispose preoccupato Aronne.

"Si e' aperta?" chiese Cristian sbadigliando.
"Un attimo... ci sono quasi... ecco fatto!!" esultò Patrizio davanti alla porta a vetri situata a sinistra dell'ingresso principale dell'università.

La porta si aprì silenziosamente.
Il buio più assoluto regnava nella stanza davanti ai ragazzi.
Patrizio allungò la mano e tastando nervosamente la parete a sinistra riuscì a trovare l'interruttore della luce.
La stanza si illuminò di colpo.
Davanti all'entrata un divisorio di cartongesso bloccava la visuale sul resto della stanza.
Cristian e Andrea entrarono e si diressero oltre il divisorio.
La camera, ennesimo ufficio amministrativo, conteneva una vecchia fotocopiatrice e un paio di scrivanie.

"...e una porta..." indicò Patrizio.
"Ancora? Ma che cazzo e' questo posto? Il labirinto di Cnosso?" sbuffò Andrea.

Cristian si avvicinò alla porta e provò ad aprirla.
Niente da fare.
Chiusa a chiave come tutte le altre.
Il ragazzo si girò verso i due amici e alzò le braccia al cielo.
Si immobilizzò di colpo.
Qualcosa aveva iniziato a grattare alla porta alle sue spalle.

"...facevo bene a starmene a casa stasera... chissà cosa davano su sky..." Massimo brontolando osservava annoiato l'asfalto dell'ampio parcheggio.

Il ragazzo alzò lo sguardo e si fermò. Vicino al cancello del parcheggio c'erano alcune grosse macchie
che tutto sembravano fuorche' olio di macchina.

"Ma che diavolo..." sussurrò Massimo avvicinandosi alle strane chiazze.

Il ragazzo si chinò su se stesso con uno sbuffo di fatica e osservò da vicino la provenienza del liquido.

"Cazzo... ma questo e'... e' sangue..."

"Cristian che c'e'? Ti sei cagato addosso?" scherzò Patrizio guardando l'amico immobile con le braccia alzate.

Cristian si girò nuovamente su se stesso e rimase a fissare la porta.
Andrea, avvicinandosi, si accorse dello strano rumore provenire da dietro la porta.

"Hey! C'e' qualcuno? Mi sente?" urlò inaspettatamente il ragazzo.

Il rumore si fermò improvvisamente. Patrizio scostò gli amici dalla porta e fece tintinnare il mazzo di chiavi.
Quasi in risposta al suono metallico delle chiavi qualcuno iniziò a colpire l'altro lato della porta; dal rumore pareva che la superficie fosse scossa da colpi ritmici e violenti.

"E' permesso?!?"" Enrico spalancò la porta e fece scattare l'interrutore visibile nella penombra.

La stanza, un soggiorno con cucina a vista, ordinata e pulita era deserta.
Aronne entrò velocemente e si diresse verso una delle due porte in fondo al soggiorno.

"Mariachiara? Hey! Ma c'e' qualcuno o no?" urlò in direzione della stanza da letto.

Un sinistro mugulio risuonò in risposta alla domanda del ragazzo.
Aronne aveva già sentito un rumore simile parecchi anni prima, durante una visita allo zoo.

"Mariachiara?" domandò esitante Aronne.

Enrico scavalcò l'amico e pigiò sulla maniglia della porta aprendola.

"Cazzo... cazzo... cazzo... quanto sangue..." ripetè Massimo in una sorta di orrenda cantilena.

CLANG.

Il ragazzo distolse lo sguardo dall'asfalto e alzò istantaneamente la testa.
L'aveva immaginato?
La tensione era arrivata al punto di creare allucinazioni auditive?

CLANG. CLANG.

"Allucinazioni auditive un paio di palle , chi c'e'?" chiese con voce tremante.

Una figura indistinta stava colpendo ritmicamente la maglia di metallo del cancello.
Massimo rilassò i muscoli del collo ed emise un sospiro di distensione; la città dopotutto non era cosi'
deserta come era parsa ad una prima occhiata. Il ragazzo si rialzò in piedi con fatica e si avvicinò alla persona appoggiata dall'altro lato della cancellata.

"Finalmente un po' di vita! Senta, abbiamo bisogno di aiuto..."

Massimo non terminò la frase.
Cacciò un urlo spaventoso e corse in preda al panico verso la tagliafuoco da cui era uscito.
Appeso alla rete del cancello una figura fissò la disordinata fuga del ragazzo dall'unico occhio che gli restava; metà del cranio pendeva da un sottile lembo di pelle ed dal teschio, così diviso, gocciolava una sorta di umore nero.

Patrizio aprì facilmente la porta. Davanti ai suoi occhi comparve l'ennesimo ufficio disabitato.

"Ma che diavolo era?" domandò Andrea, anticipando le mosse dell'amico e facendo scattare l'interruttore della luce sulla parete a sinistra.
La luce diede origine ad una inaspettata quanto immediata sequenza di colpi alla porta aperta.

"Patri!! Tieni ferma quella dannata porta!" urlò Cristian nella direzione dei due amici.

Patrizio istintivamente appoggiò la spalla e puntellò i piedi nell'intercapedine dell'entrata bloccando la porta che minacciava di richiudersi violentemente su di lui. Andrea si mosse verso il fondo della stanza ma una grossa cattedra gli impedì di allungarsi per scorgere la causa delle violente percosse.
Un braccio, il cui omero faceva bella mostra di sè da un orrendo squarcio all'altezza del gomito, sbucò improvvisamente dal lato libero della porta e tentò di afferrare Patrizio. Quest'ultimo, senza abbandonare la sua postazione, si abbassò evitando il colpo.

"Patrizio tieniti forte!" urlò Andrea scagliandosi a peso morto contro l'amico.

I cardini saltarono immediatamente ed un colpo violento venne inferto alla mostruosità dall'altra parte della porta facendola volare lungo la stanza. Patrizio ed Andrea accompagnando il movimento della porta finirono a terra ferendosi lievemente.
Il fragore di legno spezzato e di sorde urla sembrò scuotere Cristian dal torpore in cui era caduto. Il ragazzo attraversò l'entrata e lanciò un'occhiata in fondo alla stanza.
Un ragazzo semi nudo, il cui corpo era ferito in svariati punti da lacerazioni e tagli, si dimenava in maniera
innaturalmente spastica.

Enrico ed Aronne sgranarono gli occhi.
Mariachiara, a cavalcioni sul letto, era chinata su un ragazzo.
Il rumore che Aronne aveva udito nell'anticamera proveniva dai due spasimanti.

"Mariachiara... cazzo!" esclamò Aronne.

La ragazza, non accorgendosi di nulla, non rispose al richiamo di Aronne.
Enrico si spostò verso i due amanti e guardò da vicino la scena. Mariachiara stava mangiando il cervello del ragazzo attraverso una grossa ferita alla testa. Il volto, completamente ricoperto di sangue, faceva sfoggio di una colorazione tutta sbagliata.
 
"Cazzooo.... Aronne.... via, VIA!" urlò Enrico dirigendosi verso l'entrata.

Mariachiara nel frattemmpo si era girata verso Aronne ed era scivolata sul pavimento tentando di afferrare il giovane.

"Aronne.. fuori di qui... andiamocene!!" urlò nuovamente Enrico strattonando l'amico e trascinandolo verso il corridoio.

Una serie di lamenti ed urla smorzate iniziarono a riecheggiare all'interno del palazzo mentre i due amici si lanciarono all'esterno dell'appartamento.

"Ma che cazzo sta succedendo?" chiese Aronne, inorridito, all'amico.
"Non ne ho la minima idea..." rispose Enrico iniziando a correre lungo il corridoio in direzione delle scale.

Aronne si accorse quasi immediatamente di un'anormalità in uno dei primi appartamenti accanto alle scale.

"Enrico!! Occhio!! Quella porta non era aperta quando siamo arrivati!!" strillò improvvisamente Aronne.

Enrico, preso alla sprovvista, balzò accanto alla porta e qualcosa lo afferrò alla caviglia facendolo scivolare lungo disteso. Una mano necrotizzata aveva agguantato la gamba del ragazzo e non sembrava volerla lasciare. Aronne, fulmineo, si lanciò sull'arto senza però ottenere alcun effetto: la mano riprese a stringere più forte di prima. Enrico, stringendo i denti dal dolore, impugnò l'estremità del pollice che lo feriva. Trattenne un conato di vomito quando si rese conto di aver asportato il dito dalla mano e lanciò il pollice lontano da se'.

"Alzati! Cazzo! Andiamocene di qui!" sbraitò Aronne porgendo la mano all'amico.

I due ragazzi si lanciarono istintivamente verso le scale ma rumori di passi strasicati e lamenti prolungati fermarono la loro corsa ancora prima di raggiungere il primo gradino. Si sporsero dalla balaustra e guardarono il piano sottostante.
Un giovane ragazzo con i pantaloni strappati, una dark ed un tizio con una felpa dell’Università, completamente coperti di sangue, stavano lentamente risalendo le scale inciampando e strisciando.
I due amici alzarono gli occhi dalle scale e intravidero una grossa porta davanti a loro.
Enrico si lanciò verso la maniglia e la aprì senza fatica.

"Ragazzi porca puttana... andiamocene!!" urlò Massimo entrando nella stanza dove Cristian, Patrizio e Andrea si trovavano.

Intravide Andrea e Patrizio armati di due grossi bastoni, probabilmente raccolti dalle cianfrusaglie che occupavano metà stanza, colpire ripetutamente un ragazzo ferito. Quest'ultimo, nonostante i violenti colpi, pareva non risentire dell'aggressione e muoveva le braccia lacerate in maniera inconsulta.

"Che cazzo state facendo?? Dobbiamo andarcene. ORA!" sbraitò Massimo nelle orecchie di Cristian.

Andrea e Patrizio abbandonarono il ragazzo e seguirono affannosamente Massimo e Cristian verso la Focus. La città, prima deserta e silenziosa, risuonava ora di lamenti ed urla raccapriccianti.

"Merda. Nessuna uscita." mormorò Enrico osservando la stanza davanti a sè.

Un'ampia sala da pranzo, contenente tre grossi tavoli e una decina di sedie, occupava la parte nord dello stabile.
Le mura della stanza non erano fornite di nessuno spiraglio ne di aperture laterali.
Un unico, solido, enorme sarcofago.

"E adesso che cazzo facciamo?" sospirò Aronne.

Enrico ebbe un attimo di smarrimento dopodichè un improvviso lampo scintillò negli occhi chiari.
Il ragazzo si lanciò dentro la stanza e raccolse una delle sedie di legno ordinate lungo il muro.

"Seguimi!" urlò alla volta dell'amico.

Aronne fece altrettanto e tallonò Enrico da vicino.
Utilizzando le due sedie come un solo ariete i due amici si fecero largo tra il muro di ragazzi insanguinati che come sonnambuli occupavano le scale.
All'ingresso del palazzo due figure ciondolavano nell'ombra vicino alle pareti.
Enrico ed Aronne tentarono inutilmente di colpirli con quello che era rimasto delle seggiole. La violenza con cui queste ultime furono agitate permise pero' ai due ragazzi di guadagnare l'uscita.

"Fuori dalle palle!" esclamò Aronne raggiungendo la jeep.

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lunedì, 11 dicembre 2006

Dossier 1: Orrore a cesano - cap 1.2

"Dai, porca puttana... mi sto rompendo le palle qua fuori..." sbuffò Patrizio sputando ai piedi della corta scalinata.
Andrea alzò lo sguardo verso la porta illuminata e si avvicinò guardingo.
Il lezioso movimento fece sorridere Massimo; probabilmente avrebbero sorpreso questa fantomatica Camilla con le mutande abbassate in compagnia di un compagno universitario.
Andrea scavalcò lentamente i quattro gradini e fissò una targa dorata accanto alla porta.

"UNIONE STUDENTESCA."

e sotto in caratteri quasi illeggibili tanto erano minuscoli:

"Segreteria amministrativa e pro loco universitaria"

Il ragazzo si appoggiò alla parete che sosteneva la targa e lanciò uno sguardo furtivo oltre la piccola porta a vetri. La fioca luce sembrava provenire non direttamente dal minuscolo corridoio retrostante l'ingresso ma da un'altra porta socchiusa sulla destra.
Andrea strizzò gli occhi e si concentrò ancora di più sul corridoio: a parte cumuli di carte accattastati lungo la parete sinistra non pareva esserci nulla di anormale.

"ALLORA???" sbraitò Patrizio alle spalle di Andrea.
"Prova ad aprire... cazzo ci sarà qualcuno, no?" replicò Enrico avvicinandosi.

Andrea fece scattare la maniglia e la porta a vetri si aprì silenziosamente.

"Si vede che eravamo attesi" scherzò Massimo guardando Aronne.
Aronne non rispose e rimase immobile ad osservare gli amici stipati davanti alla piccola porta.

"Hey! C'e' qualcuno? Abbiamo bisogno di informazioni!" esclamò Andrea.

Un sinistro silenzio, quale contestazione prevista, fece eco alla domanda del ragazzo. 
Quest'ultimo entrò nel misuscolo corridoio e bussò alla porta socchiusa senza ricevere alcuna risposta.
Enrico, dopo aver provato inutilmente ad aprire le altre due porte, oltrepassò Andrea si diresse verso il fondo del corridoio, verso un'altra porta chiusa.
Entrambi provarono, in una simbiosi simultanea, ad aprire le due porte ma i due ingressi, pur non sembrando chiusi a chiave, rifiutarono di aprirsi.
Andrea puntò istantaneamente i piedi contro un solido imballaggio alle sue spalle e spinse con tutte le forze la porta davanti a se'.
Patrizio quasi ignorandolo si incamminò nella direzione di Enrico.

"Ok... Mentre quelli rischiano una multa per infrazione io vado a svegliare il rottame..." sorrise Massimo dirigendosi verso la Focus.

Aronne lo osservò silenziosamente allontanarsi e si strinse nelle spalle cercando protezione dal gelo che si stava insinuando lentamente nel cappotto.

"Ancora un piccolo sforzo..." sussurrò Andrea concentrandosi sulla fessura della porta che pareva via via aumentare.

Con un'ultima spinta la porta si aprì illuminando completamente il corridoio e facendo scivolare all'interno della stanza Andrea. Il pesante baule, che bloccava la porta, si ribaltò nella stanza sotto il peso del ragazzo rovesciando il suo contenuto cartaceo sul pavimento.
Quasi contemporaneamente un boato di legno spezzato rieccheggiò nell'istituto.

"MA CHE CAZZO STATE FACENDO?"

L'urlo costrinse Andrea a voltarsi di scatto. Dietro lui Massimo e un Cristian assonnato fissavano increduli il fondo del corridoio. Andrea sbirciò tra i due e vide Enrico e Patrizio sfondare a calci la porta chiusa che aveva scorto entrando.

"Voi due vi siete bevuti il cervello?" sbadigliò Cristian alla volta dei due ragazzi.
"Ma avete provato a spingere quella cazzo di porta prima di abbatterla?" urlò nuovamente Massimo.

Enrico fece spallucce e si appoggiò alla porta premendone leggermente la superficie.
La porta danneggiata si aprì con un orrendo scricchiolo.

"Eh." sbuffò Patrizio sfoderando un accendino e illuminando la stanza al di là della porta.

Aronne, estraneo a tutto quello che stava accadendo all'interno dell'istituto, si guardò in giro.
L'università posta all'angolo dell'ampio incrocio regnava solenne sulle strade illuminate dalla fioca luce di alti lampioni e dalla fastidiosa intermittenza di semafori fuori servizio.
Aronne espirò una rada nuvola di condensa e rimase in ascolto.
Gli unici suoni che udiva erano quelli di clacson e motori provenire dalla lontana superstrada.
Riportato alla realtà da un'orrendo rumore di legno spezzato proveniente dall'interno dell'università attraversò l'incrocio in cerca di un segno di vita notturna.
Dalla parte opposta della strada due negozi chiusi, una tabaccheria ed una macelleria, osservarono silenziosi il movimento del ragazzo.
Aronne si avvicinò alla costruzione antistante l'università.
L'anonimo edificio non esponeva alcuna insegna; solo una grossa saracinesca chiusa fermamente da un lucchetto.
Aronne si chinò sul lucchetto e annusò l'aria: un forte odore di benzina lo colpì come un violento pugno sul naso.

Un benzinaio?

Il ragazzo si rialzò in piedi, lanciò un'ultima occhiata alle strade vuote e tornò alla volta dell'università.
 
Andrea e Massimo intanto avevano fatto il loro ingresso nel grosso ufficio illuminato.
Quattro scrivanie disposte lungo le pareti erano ricolme di fogli e materiale da scrittura.
La scrivania principale sulla sinistra dei ragazzi ospitava anche un vecchio 486 comprensivo di un post-it contenente una password.

Pass: 123reft.  N.B. Non portare all'esterno!!!

Sul fondo della stanza una solida porta di legno faceva bella mostra di se.

"Vai a chiamare i due idioti prima che distruggano completamente l'edificio" sorrise Massimo alla volta di Aronne.

Il ragazzo sulla soglia della stanza guardò lungo il piccolo corridoio e fece cenno a Enrico e Patrizio di raggiungerlo. Questi ultimi due uscirono insoddisfatti da una stanza completamente vuota. Patrizio tentò anche di richiuderla ma la porta sfasciata non si spostò di un millimetro.

"Allora?", sospirò Cristian con un muso che la diceva lunga sulle sue emozioni, "mi dite che cazzo ci stiamo a fare qui? Non dovevamo andare a scopare?"
"Aspetta.", Andrea lo guardò e fece una smorfia.

Il ragazzo fece nuovamente scattare il cellulare.
La "cavalcata delle valchirie" rieccheggiò intensa e i ragazzi non ebbero dubbio sulla sua provenienza.

"La porta" sussurrò Patrizio avvicinandosi.

Abbassò la maniglia e sentì la porta aprirsi. Fermò le mani e la tenne ancora chiusa.

"Spostati." l'ordine arrivò inaspettato e deciso.

Patrizio si scostò dalla porta nel preciso momento in cui Massimo lasciò cadere un pesante calcio sulla superficie dell'uscio. La porta sbattè violentemente nel buio e tornò a richiudersi con un colpo secco.

"Ben fatto Tex." rise Cristian alle spalle di Massimo.
"Zitto" ribattè quest'ultimo riaprendo la porta con piu' calma.

Patrizio riaccese l'accendino e osservò il nuovo ambiente.
Una parete di nudi mattoni racchiudeva la minuscola stanza.

"Ma dove diavolo..." Patrizio iniziò a imprecare con il suo solito tono minaccioso.

Qualcosa squillò ai suoi piedi facendogli fare un salto verso la parete più vicina.
Sulla soglia della stanza Andrea e Massimo osservarono la scena mettendosi a ridere.
Andrea richiuse il cellulare e si chinò verso l'oggetto abbandonato a terra.
Dietro di loro Enrico armeggiando con il vecchio computer riusci' in una serie di azioni che passarono dal far crashare il sistema operativo allo spegnere la macchina. Al termine della faticosa opera di hacking il ragazzo riuscì ad attivare il servizio di anagrafica dell'università.

"Ragazzi... indovinate cosa ho trovato?" si alzò esultante sventolando un bigliettino riportante l'indirizzo di casa di Mariachiara.

Nessuno prestò attenzione all'amico.
Il cellulare perduto che Andrea aveva raccolto pareva aver rapito l'attenzione dell'intero gruppo.

"Questo e' sangue... non ci sono dubbi..." senteziò Massimo osservando il liquido rosso che ricopriva la piccola tastiera dell'aggeggio.

Massimo aveva passato una buona parte della sua adolescenza operando come volontario alla croce bianca di Treviglio. La sua conoscenza medica era sicuramente limitata ma all'interno di quel confine la sua comprensione era stabile e precisa. Se il ragazzo sosteneva la teoria del sangue non c'era alcun motivo di dubbio.

"Ragazzi? ... ma che cazzo ..." Enrico cercò di attirare l'attenzione.
"Lascia stare Enrico... allora? Andiamo?" sospirò Aronne in direzione del gruppo.

Massimo ed Andrea furono i primi a voltarsi.

"Sentite ragazzi... perche' non andate avanti voi? Noi vi raggiungiamo il prima possibile." rispose Andrea.
"Il prima possibile? Ma che diavolo stai dicendo?" si innervosi' Aronne.
"Aro.. dai... magari e' successo qualcosa a Camilla..." riparò Massimo cercando di calmare l'amico.

Aronne si tranquillizzò, osservò ancora il gruppo di amici attornianti il cellulare e si appoggiò alla scrivania
piu' vicina. Quasi senza volerlo raccolse un tagliacarte dal ripiano e iniziò a farlo ruotare tra le dita.
"Sentite, fate quello che volete... chi mi accompagna?" sospirò Aronne guardandosi attorno.

Enrico salutò il gruppo e si diresse con Aronne fuori dall'istituto.

"Siamo in via Venezia... e' qua dietro!! Guardate sul computer... ho lasciato Mappy aperto!!" urlò Enrico chiudendo lo sportello della jeep.

Andrea ripulì l'apparecchio dagli schizzi di sangue e fece scorrere le ultime chiamate. Si accorse ben presto che a parte i suoi continui tentativi dalle diciasette circa del pomeriggio il cellulare di Camilla aveva ricevuto una sequenza impressionante di telefonate da parte dell'amica Mariachiara.

"Nessun messaggio" sbottò quasi deluso.
"Hey guardate... c'e' un'altra porta..." urlò Cristian dalla piccola stanza in cui il cellulare era stato rinvenuto.

La porta. Una tagliafuoco di vecchia costruzione era chiusa a chiave.
Patrizio si avvicinò alla porta e fece passare il palmo della mano sulla ruvida maniglia.

"Non provarci neanche. Porca puttana ci saranno pure delle chiavi!" Massimo lesse nel pensiero di Patrizio ancor prima che quest'ultimo potesse esprimerlo.

"Queste?", sorrise Cristian colpendo leggermente il braccio destro di Massimo, "erano dentro quel cassetto."

Massimo prese il mazzo di chiavi offertogli dall'amico e scovò quasi immediatamente quella adatta ad aprire la porta. Davanti a loro, illuminato a fatica dai lampioni della strada, si stagliava l'enorme parcheggio. L'area, confinata da un esteso recinto di ferro, era completamente vuota: nessun mezzo di trasporto pareva occuparne il suolo.

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